Trump, i dazi e l'uso dello stato di emergenza come strumento politico
La decisione della Supreme Court of the United States nel “caso dazi” segna uno spartiacque. La Corte ha stabilito che l’IEEPA (International Emergency Economic Powers Act), la legge sulle emergenze economiche internazionali, non autorizza il presidente Usa a imporre dazi generalizzati, ribadendo un principio elementare quanto decisivo: il potere di imporre tariffe appartiene al Congresso. Non è solo una questione tecnica. È una questione di architettura costituzionale. L’Articolo I della Costituzione americana attribuisce al Congresso il potere di “lay and collect Taxes, Duties, Imposts and Excises”. È un potere che i Padri fondatori collocarono all’inizio della carta costituzionale perché rappresenta l’essenza della sovranità democratica: chi tassa deve rispondere al popolo. Invocando l’IEEPA, uno strumento emergenziale pensato per sanzioni mirate in presenza di minacce straordinarie, Trump ha preteso di esercitare un potere tariffario illimitato per importo, durata e ambito geografico, sostituendosi di fatto al Congresso. La Corte ha detto no. E lo ha fatto con parole forti, richiamando la “major questions doctrine”: quando è in gioco una scelta di enorme rilievo economico e politico, serve un’autorizzazione chiara del legislatore, non un’interpretazione elastica di due parole come “regulate importation”. È il cuore del sistema dei checks and balances: nessun potere può auto-espandersi in nome dell’urgenza. Colpisce anche un dato politico-istituzionale, che........
