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La AI è pericolosa? Regole e scelte politiche urgenti per sicurezza e libertà

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14.09.2026

Come si rallentano la ricerca scientifica e lo sviluppo tecnologico? E chi controlla e come si evita che le nuove tecnologie legate all’AI finiscano per fare danni drammatici alle persone e all’ambiente? Il dibattito in corso da qualche giorno sui media a proposito dei rischi legati al troppo rapido e impetuoso sviluppo dell’intelligenza artificiale (qualcuno scrive di un vero e proprio “allarme apocalisse” e di una “umanità a rischio”) va preso sul serio. E riporta all’attenzione di tutta l’opinione pubblica, a cominciare dalla politica, dalle imprese e dal mondo della scienza, una questione ricorrente, già evidente nel corso del Novecento e con il passare del tempo di sempre più stretta attualità. Quali sono i limiti per il capitalismo e il mercato? E quali i limiti all’espansione del dominio della tecnica?

Vale la pena ricordare l’allarme di grandi filosofi del Novecento, come Heidegger e Husserl, sui rischi che l’uomo venga dominato dalla tecnica. E le preoccupazioni etiche di scienziati come Niels Bohr sull’impiego dell’energia atomica come strumento terribile di guerra e arma di distruzione di massa (è quanto mai istruttivo rileggere i dialoghi tra Bohr e il suo allievo prediletto, Werner Heisenberg, ricostruiti da Michael Frayn in “Copenhagen”, uno dei drammi teatrali più stimolanti degli ultimi vent’anni: oltre mille repliche solo al Royal National Theatre di Londra). E dedicare l’attenzione che merita a “Magnifica Humanitas”, la recente enciclica di Papa Leone XIV “sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale”. 

Evitando le trappole degli “apocalittici” e degli “integrati”, si tratta infatti di prendere atto delle conseguenze di una capacità creativa di calcolo e di sviluppo autonomo dei sistemi che guidano........

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