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Il Sud cresce, ma perde i suoi giovani: che sviluppo può essere costruito?

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29.06.2026

Cresce il Mezzogiorno, più della media italiana. E fa piacere leggere sulle cronache economiche che “fa da traino”, ancora una volta, per il quarto anno, all’economia nazionale. A guardare con attenzione i dati (stime Istat per il ‘25), si vede che il Pil italiano è aumentato appena dello 0,5%, mentre quello del Sud dello 0,6 (anche se in rallentamento nella seconda metà dell’anno, secondo il Rapporto annuale della Banca d’Italia). E che comunque l’economia “resta in stallo”, come denuncia Confindustria, mentre interi settori industriali accusano gravi crisi (l’industria del “bianco” e cioè gli elettrodomestici è l’ultima di cui parlano le cronache).

Uno sguardo di fondo, al di là delle dinamiche congiunturali, rivela che resta aperta una delle “ferite” sociali che, soprattutto nel Sud, indeboliscono le pur fragili tendenze alla crescita: la questione demografica e cioè l’emigrazione qualificata dei suoi giovani verso le regioni del nord e verso l’estero: “La grande fuga: al Sud 313mila giovani in meno dal 2019 a oggi” (IlSole24Ore, 22 giugno). Vanno via anche i dirigenti aziendali: “Un manager su quattro lascia il Mezzogiorno per lavorare in imprese del Centro Nord”. Come si può pensare a un futuro di sviluppo senza manodopera?

Restano insomma aperti i divari strutturali tra Nord e Sud in termini complessivi di Pil, redditi pro-capite, lavoro, produttività ma anche qualità dei servizi. E dunque di prospettive per le nuove generazioni. Vanno, insomma, apprezzati i tentativi di crescita, l’impegno degli imprenditori a investire e innovare, l’attenzione di una manodopera generosa e sofisticata. Senza però mai dimenticare che il divario Nord-Sud è una delle partite che dall’Unità d’Italia in poi frena lo sviluppo complessivo del sistema Paese e rende difficili le speranze di ripresa.

Guardando bene i dati dell’Istat, si nota con chiarezza che la crescita dipende da alcuni fattori, a cominciare dagli investimenti finanziati dai fondi del Pnrr: spesa pubblica che, dal 2026 verrà meno e........

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