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Dal potere neofeudale ai rapporti di servitù, l’anima nera del capitalismo

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16.02.2026

“Capitalismo feudale” è l’efficace titolo del nuovo libro di Roberto Seghetti, giornalista economico di solida esperienza (Agi, Panorama, Paese Sera, etc), per raccontare “come liberismo e tecnocrazia hanno riportato indietro le lancette della storia”. L’ha appena pubblicato Laterza. I diritti, un tempo uguali per tutti (ah, il nobile lascito della Rivoluzione Francese e di quella americana, dopo il “Secolo dei Lumi”, una delle stagioni migliori della nostra storia politica e civile, ispirata dalla Ragione: rileggere Leonardo Sciascia e Voltaire, per averne subito acuta nostalgia), adesso sembrano scomparsi dalle Costituzioni delle liberaldemocrazie per essere invece affidati alle capricciose protezioni dei “vincenti del capitalismo”, i politici populisti e i padroni della Big Tech (Monsters, li aveva ben definiti già otto anni fa un’efficace copertina dell'Economist, settimanale liberale della business community, mica una rivista della sinistra radicale anglosassone).

I deboli, come nuovi servi della gleba, vanno in cerca di un padrone, che decide, autoritariamente “chi ha le carte e chi invece no” per il Nuovo grande gioco globale del potere, una sorta di Risiko cattivo in cui il più forte (già avvantaggiato in partenza dal numero di cannoni, soldati e carri armati), prende subito tutto, perfino la gelida Groenlandia, se gli va.

Quel “capitalismo feudale”, naturalmente, è l’esatto contrario del capitalismo “democratico” su cui in tanti abbiamo fatto affidamento, quello delle regole di mercato, delle norme che limitano la prepotenza dei monopoli e tutelano la simmetria dell’informazione (sempre relativa, non illudiamoci), delle leggi che puniscono gli spregiudicati “leoni di Wall Street” e i veri e propri truffatori finanziari. 

Abbiamo apprezzato, insomma, il capitalismo della “economia civile” teorizzata da Antonio Genovesi, maestro del padre del liberalismo Adam Smith e della “economia giusta”, “sostenibile” e “circolare” cara sia a Papa Francesco (contro cui abbiamo appena saputo tramassero Epstein e Bannon, perché troppo amico dei deboli) sia alla parte migliore della letteratura economica americana ed europea, quella che prova a conciliare democrazia liberale, economia di mercato e welfare e cioè........

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