Quelle opere che raccontano la sofferenza e la storia dell'Iran
L'esposizione TURANDOT: to the Daughters of the East, in corso a Venezia a Palazzo Franchetti, è per molti versi formidabile: raccoglie undici artiste nate in paesi che hanno fatto parte della storia millenaria di quello che in Occidente definiamo come Impero persiano.
Sono tutte molto capaci le artiste raccolte in questa collettiva, ma Farideh Lashai e il suo lavoro Gone Down the Rabbit Hole meritano un'attenzione particolare. Lashai è nata nel nord dell'Iran e il lavoro presentato qui è un'opera che analizza in via allegorica la dinamica della politica nel suo paese.
Oltre ad essere considerata tra le massime esponenti dell'arte contemporanea iraniana, Lashai è nota per il suo tagliente e perspicace romanzo autobiografico Shal Bamu (Lo sciacallo è arrivato, 2003), per aver tradotto in lingua farsi Bertold Brecht, Edita Morris e Natalia Ginzburg e per la sua testarda difesa dell'arte e del folklore iraniano.
La biografia di Lashai è quella di un personaggio straordinario: nata nel 1944 a Lasht nel nord dell'Iran, nel 1962 raggiunge prima Monaco dove studia traduzione e poi l'Accademia di Arti decorative di Vienna. Tornata in Iran, per il suo impegno politico viene imprigionata dal regime dello Shah. Inseguito rilasciata, assiste alla rivoluzione khomeinista, ma........
