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Dal 2021 al 2025 i fondi aperti battono (e nettamente) titoli di Stato

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27.02.2026

Cinque anni formidabili, con rendimenti ottimi per chi ha investito in Fondi aperti, il principale modo usato dai risparmiatori per mettere da parte qualcosa nel medio-lungo termine. Tutti festeggiano ma non i risparmiatori italiani. Perché sono così abituati a investire in obbligazioni, dove finisce più della metà dei loro investimenti, che si lasciano sfuggire preziose occasioni. Come quelle che i mercati hanno presentato, appunto, negli ultimi cinque anni, dal 2021 al 2025 incluso.

Ad esempio, chi avesse investito cinque anni fa in Fondi aperti o Etf specializzati in Energia avrebbe fatto un grosso affare. Si sarebbe portato a casa circa il 18,34 per cento all’anno di rendimento. Ovviamente questa è una media di tutti i fondi di questo tipo venduti in Italia. Comunque un risultato eccellente. Al contrario, avrebbe perso mediamente il 2,73 per cento all’anno chi avesse investito in Fondi che puntano su titoli di Stato globali. Questi sono i risultati di una ricerca che Morningstar ha svolto espressamente per HuffPost, considerando tutti i rendimenti dei fondi tra il 2021 e il 2025 incluso e raggruppandoli per categorie omogenee.

La categoria che ha premiato di più gli investitori è stata quello dei fondi che hanno investito in commodities (materie prime). Dopo l’Energia, al secondo posto troviamo i Metalli preziosi, con un rendimento medio annuo del 15,01 per cento. Il grosso del rendimento è stato prodotto nel 2024 (più 21,51 per cento) e nel 2025 (addirittura più 101,26 per cento, ovviamente concentrato soprattutto nell’oro). Invece nell’Energia il grosso del rendimento è stato prodotto nel 2021 (più 73,04 per cento) e nel 2022 (più 31,13 per cento), in relazione prima ai venti di guerra e poi al conflitto vero e proprio in Ucraina. Bene anche i Metalli industriali (più 11,52 per cento) e i fondi che hanno investito in un basket di materie prime (più 10,45 per cento). Nel complesso i fondi che hanno puntato sulle commodities, in un modo o nell’altro, hanno mediamente fatto meglio di tutte le altre categorie nei cinque anni considerati.

Insieme alle materie prime, non ha sbagliato chi ha puntato sui mercati azionari mondiali, di Stati Uniti e di Europa. In quest’ultima categoria, nel Vecchio Continente, hanno mediamente fatto particolarmente bene quei fondi che hanno puntato sulle azioni italiane: queste hanno messo a segno un più 15,09 per cento medio annuo, praticamente raddoppiando il capitale investito tra il 2021 e il 2025 (più 101,95 per cento). Molto bene sono andati anche i fondi azionari americani (Large cap Blend equity), che si sono rivalutati del 12,59 per cento all’anno (considerando anche la variazione del valore del dollaro rispetto all’Euro). Bene anche la categoria dei fondi che puntano sulle cosiddette Big Blue (le società a più alta capitalizzazione) dell’azionario europeo: più 8,34 per cento medio annuo. Chi ha puntato su un mix di azionario globale (Global Large-Cap Blend Equity) ha portato a casa un 9,45 per cento medio annuo. Più basso, ma ancora largamente positivo, anche l’investimento nell’azionario globale, con il 4,09 per cento medio annuo.

Qualche dispiacere, invece, è arrivato per chi, e sono la maggior parte, ha investito nei titoli di Stato e nei corporate bond (obbligazioni societarie). I fondi di questo tipo che hanno puntato sui governativi europei hanno perso il 2,37 per cento annuo. I prodotti che hanno investito in obbligazioni societarie europee hanno avuto un rendimento negativo dello 0,05 per cento medio nei cinque anni. Male, ma meno peggio, i prodotti che hanno investito in titoli di Stato Usa: meno 0,09 per cento medio annuo (sempre considerando anche la variazione del valore del dollaro). I fondi che hanno puntato sui corporate bond americani hanno avuto un rendimento di poco superiore allo zero, esattamente lo 0,44 per cento medio. Peggio di tutti hanno fatto i fondi che hanno puntato sui titoli di Stato globali, con il meno 2,73 per cento medio annuo. Un po’ in controtendenza i bond governativi dei paesi emergenti: 1,81 per cento.

Tra le altre categorie, hanno avuto risultati positivi ma non esaltanti i fondi bilanciati (“moderate allocation”). Quelli che hanno investito nei mercati globali hanno messo a segno un più 3,32 per cento medio annuo. Meglio, ma di poco, hanno fatto quelli che hanno investito nei mercati europei (3,57 per cento medio annuo). Ancora meglio hanno fatto i bilanciati che hanno avuto per oggetto i mercati statunitensi, con un più 5,09 per cento medio annuo.

Tante occasioni, sfruttate perlopiù da quei risparmiatori di Paesi dove s’investe di più in azioni. Per gli italiani, tante occasioni perse.

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