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Il Messner dei cammini

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14.08.2026

Ho osservato il mondo da un balcone, viaggiando ferma da casa di Riccardo Carnovalini. Finalmente ho avuto modo di vedere dove vive il Messner dei cammini, come trascorre il tempo e cosa pensa, quando osserva il mondo in movimento, semplicemente davanti casa sua. "Ormai di mestiere faccio il boscaiolo", mi accoglie con una battuta, mentre mi indica – come si introduce la nuova arrivata a una comitiva di amici – - frassini, aceri e castagni, tigli e roveri che popolano questo fitto bosco. È qui che sorge la sua casa bella e isolata, che dal Settecento ha ospitato generazioni di contadini, che vivevano coltivando segale e patate. Riccardo vive qui come un tempo, la legnaia imponente quale testimone d’un inverno ancora lungo e vero, fino a 150 quintali di legna spaccata e accatastata ogni stagione. Dai tre ordini di ballatoi sovrapposti contempla le danze dei cervi, dei camosci e dei caprioli, le tracce dei cinghiali o delle volpi, i sotterfugi dei tassi e delle faine, le regali visite di lupi, aquile e grifoni.

Riccardo Carnovalini è il camminatore dei camminatori, colui che ha camminato più di tutti in quest’Italia che esplode ormai di percorsi e di viaggiatori a piedi. Passiamo qualche giorno insieme, a percorrere i sentieri giù al cospetto dei 2.302 metri del Civrari, "la montagna che amo di più e quella che presidia la mia vita. Una piccola ma ardita vetta delle Alpi Graie, che ho salito per ogni dove e in ogni stagione". La sera, intorno alla tavola preparata da Riccardo e Anna, con la cura di chi pone attenzione in ogni gesto, scopro i sapori locali: la trota in carpione, il salame di turgia, il burro e il formaggio dei Tornetti. Riccardo racconta, sfogliando libri e fotografie, mostrandomi cimeli alle pareti o negli scaffali. Io ascolto in silenzio, il silenzio di stupore di chi è avido di quelle favole vere, la soggezione della principiante davanti a una montagna di avventure ardite, anche solo a sentirle dire. Ma Riccardo è uno di noi, e tutto fa tranne che salire su un piedistallo, a esibire i trofei. Sono io che ho sete di sapere come ha fatto, di cogliere tutto quello che posso per imparare, e lasciarmi ispirare.

Partiamo dalla fine, per risalire all’inizio della storia di quest’uomo incredibile, che nasce ciclista, si scopre alpinista, cresce camminatore. Era il 16 ottobre 2018 quando, alle prime luci del giorno, un uomo di sessantuno anni e una donna di cinquantasette chiusero a chiave la porta proprio di questa casa: a Viù, nelle Valli di Lanzo, dove ora mi trovo. Un gesto banale, che diventa gigantesco quando sai che quella porta la riaprirai trecentosessantacinque giorni dopo. Lui portava ventiquattro chili di zaino sulle spalle, lei venti. Dentro: una tenda, il necessario per l'autosufficienza e due chili di attrezzatura fotografica: una mirrorless, tre obiettivi. Tornarono in........

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