Il carcere, oppure camminare
Camminano a cinque o sei metri l'uno dall'altro, un adulto e un ragazzo. Non proprio affiancati, perché stare fianco a fianco è già un'altra cosa. Ciascuno immerso nella propria bolla di pensieri. Il ragazzo sta imparando a camminare da solo e sa che a poca distanza qualcuno c’è, a sostenerlo. Un'ora la mattina e un'ora il pomeriggio si cammina in silenzio e così tutti i giorni, per tre mesi. L'adulto ha una consegna precisa: quando il silenzio finisce e prosegue il cammino, non deve chiedere al ragazzo a cosa stesse pensando.
Quella regola l'ha voluta Paul Dall'Acqua, che ha diretto per quindici anni l'associazione francese Seuil, e la spiega così: "Seuil è un catalizzatore di tutte le emozioni. La rabbia, la gioia, la felicità, il piacere, la tristezza. Camminando si impara ad accoglierle. A sapere che arriveranno, e puoi lasciare che ti attraversino". Le altre ore di marcia sono uno spazio di parola: "Andando si parla molto – dice - di tutto e di niente. Il silenzio serve a fare il resto del lavoro". Io sono incantata e grata, ad ascoltare quest’uomo e la sua testimonianza. Perché Seuil rappresenta un modello assoluto a livello mondiale per chi ama come me il gesto del camminare: al di là del suo farsi viaggio, è un gesto esistenziale, taumaturgico. Lo raggiungo al telefono, Paul Dall’Acqua, ma vorrei correre ad abbracciarlo a casa sua, a Rennes. Perché è anche grazie a lui che il modello Seuil – in una forma diversa e più complessa – è sbarcato in Italia, sotto il nome di Lunghi Cammini, il progetto diretto da Isabella Zuliani di cui ci siamo occupati nel dettaglio su queste pagine a giugno scorso, proprio qui.
Dall'Acqua è nato a Limbiate, alle porte di Milano, i suoi genitori provenivano dall’Agordino e poi tutti insieme sono emigrati in Francia. Oggi ha ottantatré anni. Alle sue spalle s’intravede la scia di un lungo percorso professionale compiuto nella giustizia minorile francese, come direttore della Protection Judiciaire de la Jeunesse in due dipartimenti dell'Île-de-France, occupandosi dunque per lungo tempo di accoglienza in comunità. Nei primi anni Duemila conosce Bernard Ollivier, il fondatore di Seuil, che fa di tutto per averlo direttore, per mettere ordine – come diceva di lui lo stesso Ollivier - nella coerenza educativa dell'associazione. Ci è rimasto quindici anni.
L'uomo che lo aveva chiamato a questo cambio di vita nacque 88 anni fa nella Manche, era il figlio di un operaio del granito, una famiglia di sette fratelli. Dopo aver speso trent'anni nel giornalismo, occupandosi di politica ed economia su Paris Match e Le Figaro, per Ollivier arriva il momento più difficile: a cinquantun anni perde sua moglie, poi anche il lavoro. Giunge alla pensione svuotato e senza progetti. Così, in piena depressione, sull'orlo persino del suicidio, decide di fuggire da quella vita e di mettersi in marcia sul Cammino di Santiago. È il 1998.
Durante il suo viaggio a piedi viene a sapere che, poco più avanti di lui, marcia una squadra anomala: due ragazzi belgi e un adulto vanno verso Santiago per conto di un'associazione fiamminga, Oikoten. Ai due minorenni un giudice aveva proposto un patto: camminare, oppure il carcere. Oggi Oikoten non esiste più con quel nome: è confluita in Alba, una più grande associazione belga che si occupa di sociale. Eppure proprio Oikoten - con quella sua etimologia greca che richiama........
