Gioia in cammino. Di nome, ma anche di fatto
C'è un dettaglio che racconta tutto di Gioia Castigliego: per 2.200 chilometri, dalla Cattedrale di Canterbury fino alla Basilica di San Pietro, ha tenuto nella tasca laterale dello zaino un ansiolitico prescritto dalla sua psicologa. E non lo ha mai aperto. «Ma portarmelo dietro è stato – come confessa lei stessa - il gesto più onesto che potessi fare». Perché Gioia non vuole raccontare di sé una storia di eroismo, né di coraggio estremo: solo una pura e spontanea esplosione di gioia in cammino – come il nome del suo profilo Instagram; di una ragazza che pensava di avere paura e che ha scoperto poi di riuscire ad andare avanti più di chiunque altro.
Nata il 2 marzo 1999 ad Alghero, magnifica città affacciata sul mare del nord-ovest della Sardegna, Castigliego cresce in piscina come nuotatrice agonistica, ma con gli occhi fissi sull'orizzonte oltre quelle acque cristalline. Alle medie ama le lingue; al liceo artistico scopre l'arte; nei corridoi di quell'istituto affacciato su una pineta di fronte al mare, si convince che il mondo oltre la Sardegna la stia aspettando. Dopo il diploma nel 2018 parte per Torino, dove studia Lingua e Cultura Giapponese, attratta in modo quasi ossessivo dal rapporto tra uomo e natura nell'estetica e nella filosofia nipponiche. Poi è la volta di Venezia, per la magistrale in Antropologia dell'Asia: tesi sperimentale sullo Shinrin-yoku – il cosiddetto forest bathing – con tre mesi di ricerca sul campo in Giappone. Un percorso lineare, se non fosse che tra il 2021 e il 2023 Gioia precipita. Disturbo d'ansia: prima lieve, poi invalidante, al punto che non riesce più a fare nemmeno la spesa. Prendere persino un autobus diventa un gesto impossibile, piange tutte le mattine. «Ero diventata di........
