Barbie autistica: inclusione o scorciatoia?
Diciotto mesi di contatti, progetti, aggiustamenti e infine ecco il lancio ufficiale da parte di Mattel della Barbie autistica.
L’obiettivo: superare le barriere della diversità. Il risultato: non del tutto all’altezza. Così sostengono genitori e familiari di persone con disturbo dello spettro autistico (Asd) ed esperti.
Il lancio della nuova Barbie ha quindi alzato un’ondata di critiche. Troppe per un giocattolo? Forse sì, ma utili a innescare un dibattito e magari a superare una conoscenza superficiale e distaccata dell’autismo.
A differenza delle sue sorelle maggiori, la Barbie autistica ha gomiti e polsi snodabili, che le consentono movimenti ripetitivi come lo stimming (comportamento fatto di gesti ripetuti per autoregolarsi, gestire emozioni, ridurre l'ansia o controllare la sovrastimolazione) o come il battito delle mani che aiuta a elaborare le informazioni sensoriali e a esprimere eccitazione.
Al dito ha uno spinner rosa (un antistress), indossa cuffie – anche queste rigorosamente rosa – utili a cancellare il rumore e ridurre così il sovraccarico dei sensi. Tiene in mano un piccolo tablet, che serve per la Caa, la Comunicazione aumentativa e alternativa usata dai ragazzi con autismo per “parlare” al mondo esterno.
I suoi occhi sono leggermente inclinati: l’intenzione è di riprodurre quell’evitare il contatto visivo diretto, tipico di chi vive con l’Asd.
Indossa un ampio abito viola gessato a trapezio, con maniche corte e una gonna fluida. Non per moda, ma perché è un abbigliamento che riduce al minimo il contatto tra tessuto e pelle.
Ai piedi niente tacchi ma un bel paio di scarpe viola con suole piatte........
