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Supermercati chiusi la domenica? Aperture festivi e costi del personale, perché per la grande distribuzione può cambiare tutto

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26.01.2026

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In discussione la redditività e lo stato di salute del settore. Associazioni di categoria contro la provocazione delle Coop. E l’indagine Antitrust sui rincari oltre l’inflazione apre un altro fronte. Tremila singoli punti vendita a rischio

Da sinistra Ernesto Dalle Rive, presidente di Ancc Coop, e Carlo Alberto Buttarelli, presidente di  Federdistribuzione

Per carità, pensare di tornare alle chiusure domenicali della grande distribuzione suona inequivocabilmente come una proposta anacronistica. Equivale a voler rimettere il dentifricio nel tubetto dopo che ne è uscito fuori del tutto. Ma è anche vero che sottovalutare il tema è un errore perché dietro la questione delle domeniche open c’è in discussione la redditività e lo stato di salute del settore. De te fabula narratur, direbbero i nostri avi. Ed è indubbio che in questo momento diversi fattori concorrano a mettere sotto pressione le insegne. L’ultima è stata l’indagine conoscitiva lanciata dall’Autorità Antitrust sui rapporti economici nella filiera agro-industriale (dopo la prima proposta lanciata dalla Coop, leggi qui).
La premessa non è beneaugurante per la grande distribuzione organizzata visto che sostanzialmente la si accusa di far crescere l’inflazione e di comprimere i margini dei fornitori. Federdistribuzione ha già risposto sostenendo di aver fatto barriera contro l’inflazione finché le insegne hanno potuto, ma vedremo gli sviluppi del dossier. Antitrust quindi ma non solo, lo stress di mercato è testimoniato dalla decisione di Carrefour di uscire dall’Italia e ha il suo punto più dolente nell’andamento zoppicante dei consumi. Partiamo da questi ultimi: secondo i risultati del recente Radar Swg, 43 italiani su 100 «cercheranno di contenere complessivamente i consumi per rafforzare la loro sicurezza economica» e un altro 19% sostiene che preferirà........

© Corriere della Sera