A Palermo sono un problema i bambini che giocano in oratorio
Avrei voluto io un oratorio sotto casa, davvero! Avrei voluto crescere con il rumore dei palloni che rimbalzano nel pomeriggio, con le voci che si accavallano, con le risate un po’ sguaiate di ragazzi che stanno imparando – a volte senza saperlo – a diventare grandi. Avrei voluto che sotto le mie finestre ci fosse stato un luogo così, con questa bella “musica”: imperfetto, rumoroso, vivo, di futuro e di speranza. La recente notizia dell’oratorio di Palermo condannato a risarcire con una cospicua cifra il vicino condominio mi ha rattristato molto e lasciato perplesso. In una società in cui tanti giovani sono perduti, chiusi in una stanza con un device acceso, intrappolati nel mondo dei social, dei like e delle solitudini digitali, l’oratorio resta uno degli ultimi spazi reali dove si cresce insieme, dove si imparano il limite, la relazione, la fatica dello stare con gli altri. È un presidio educativo, prima ancora che religioso; è una casa aperta quando troppe porte restano chiuse, come quelle di tanti condomini senza il senso del vicinato e con molto senso del litigare, spesso uniti solo quando si tratta di questioni economiche come in questo caso. E allora mi........
