Scuola, cosa vuoi fare da grande? Andare oltre la domanda
Si parla di scuola e tutti sono esperti. Di che discutono le mamme al bar dopo avere accompagnato la prole a scuola? Con apparente cognizione di causa visto il fervore che fa vibrare la tazzina sul bancone. La scuola futura? Occhio alla trappola del cost fallacy, continuare poiché stiamo in ballo piuttosto che cambiare per un’attuale strategia benefica. Tra mismatch del mercato del lavoro, calo demografico e desideri che fungono da carburante rischiamo di dimenticare la risorsa principale: educere un individuo alla ricerca di sé e del proprio ruolo nel mondo con gli altri. Brillanti esempi ultimamente, pochi. Le mamme del bar hanno ragione, la scuola è importante. Solo non nel modo che intendono loro. Ed ecco, kalabalik! Un termine turco che indica una gran confusione. Da segnalare una tendenza positiva. “Che vuoi fare da grande” è la famigerata domanda che non cerca una risposta. Andava molto di moda a cavallo tra gli anni 80/90. Proprio mentre il mondo cambiava sotto gli occhi. Se mostri idee chiare, tranne qualcuno che le possiede veramente, la domanda non fa per te. È rivolta a placare le ansie e gli umori di quelli che ti circondano, martellando la stessa domanda, ormai ridotta a retorica. Non tiene conto del divenire dell’individuo né dei rapidi cambiamenti sociologici e lavorativi. L’alunno/a onesto che vuole esplorare le molte sfaccettature del proprio essere passa per insicuro/a. Studi psicologici mostrano che siamo in divenire anche fino e oltre i quarant’anni. Sappiamo dalle ricerche intrapsichiche e interpersonali, di Michael Kraus e Nicole Stephens circa le divergenti identità sociali, che queste variano a seconda della classe sociale. In genere le classi più modeste hanno un approccio più contestuale, prendono decisioni simili ad altri. Stando ai dati, le classi sociali più abbienti hanno un approccio solipsistico, vengono mosse da obiettivi ed emozioni individuali. Si potrebbe tranquillamente asserire che non vi è un’età, una scadenza per le idee chiare. Siamo in divenire e le risposte arrivano una manciata alla volta con l’esperienza da un lato, la ricerca della propria felicità e bisogni dall’altro. Si tratta dello svelarsi delle competenze e di imparare ad affrontare le proprie paure e fallimenti. Vedersi distaccati da sé e mantenere un dialogo con la vocina interiore. Come si può pretendere di avere le idee chiare a 14 anni? Il quadro si fa complesso stando alle ricerche di Prof. M. Berzonsky (State University of New York, facoltà di Psicologia). Coloro che dispongono di un’identità orientata all’informazione, valutano carriere e modulano le proprie aspirazioni. Coloro che rientrano nell’identità detta normativa, desiderano essere all’altezza di amici e parenti. In ultimo vi sono alunni che rimandano le domande circa l’evoluzione dell’identità. Simili ai secondi ma più passivi. Fermo restando che le aspettative di amici e parenti impattano sulle scelte. Fasi sperimentali. La demografia in calo non è necessariamente un destino ma casomai una debolezza per la società........
