Il rito più grande d’Italia (e forse del mondo) è successo ieri sera a San Siro. E parla di identità.
“È stata una cerimonia di apertura destinata a entrare nella storia: di un’eleganza naturale, incantatrice e divina”, ha scritto The Guardian.
Ieri sera, 6 febbraio 2026, allo stadio San Siro, l’Italia ha fatto una cosa rara: ha messo in scena una festa che non era solo festa. E ha infilato, sotto la musica e la bellezza, un messaggio ostinatamente serio: l’armonia non è “andiamo tutti d’accordo”, è tenere insieme ciò che è diverso.
A guidare questo gesto, creativo e insieme civile, è stato Marco Balich, direttore creativo e regista della cerimonia di apertura di Milano Cortina 2026. Ma ridurlo a un ruolo sarebbe sbagliare fuoco: Balich non è “quello delle luci”. È uno che costruisce riti laici, cioè occasioni in cui un Paese si presenta al mondo e, per un paio d’ore, prova a riconoscersi mentre viene guardato da tutti.
Da dove arriva Balich
La traiettoria parte da un punto sorprendente: lo sport. Tutto comincia da sportivo, schermidore negli anni ’70, e soprattutto da un’assenza che diventa ossessione. A sedici anni mancò le Olimpiadi di Mosca 1980 per il boicottaggio. “Mi è sempre rimasta l’Olimpiade un po’ come fissa”.
È una frase piccola, ma spiega molto: non è........
