Dal pizzino all’algoritmo: come si cercano gli uomini potenti e perché riguarda tutti noi
Le ricostruzioni emerse nelle ultime ore sull’uccisione di Ali Khamenei colpiscono per un dettaglio più di ogni altro: la rapidità finale. Secondo fonti concordanti, l’attacco è maturato dopo anni di raccolta informativa e si è chiuso in una finestra brevissima, quando intelligence israeliana e americana hanno individuato movimenti, presenza e timing di una riunione del vertice iraniano.
Reuters riferisce che Khamenei si trovava con membri della sua cerchia più ristretta in un sito sicuro poco prima dell’inizio degli attacchi; il Guardian parla di una lunga integrazione fra reti sul terreno, tecnologia, intercettazioni e precisione operativa.
È qui che il racconto diventa interessante. Perché non si tratta solo di una storia di guerra, né solo di una storia di intelligence. È una storia di trasformazione del potere. Un ex responsabile dell’antiterrorismo del Mossad, citato dal Guardian, ha detto che il campo di battaglia moderno è definito da “dati, accesso, fiducia e tempismo”. È una formula brutale ma esatta: oggi il potere non viene cercato soltanto nei luoghi, ma nelle connessioni, nelle routine, nelle prossimità, nelle dipendenze.
Leggendo queste ricostruzioni, a me è tornato in mente un altro mondo: quello della cattura di Bernardo Provenzano. Lì il paradigma era quasi opposto. Provenzano apparteneva a un universo ancora analogico: pizzini, staffette, complicità di territorio, casolari, silenzi, protezioni locali. La Polizia di Stato lo sintetizzò allora in modo quasi perfetto: “Binnu u’ tratturi” fu tradito da un pizzino. Il blitz arrivò dopo l’individuazione del casolare nei pressi di Corleone e la certezza, raggiunta solo poche ore prima, che quella persona fosse davvero lui.
Quella storia ci dice molto sull’Italia di ieri. Provenzano cercava di sottrarsi ai sistemi elettronici riducendo al minimo la propria esposizione tecnica. Per comunicare usava foglietti piegati, mani fidate, percorsi ripetuti, una clandestinità fatta di terra, parentela e rituali. Il suo era il potere del nascondimento. E proprio per questo fu trovato seguendo non tanto una macchina, un satellite o un software, ma una rete umana lenta: il recapito dei messaggi, i movimenti di chi gli stava intorno, la logistica minima necessaria a tenerlo vivo e operativo.
Con Bin Laden siamo già in una fase intermedia. Anche lui cercava di scomparire, ma ormai il mondo attorno a lui era diverso. La CIA ricostruisce che la svolta arrivò seguendo la rete dei corrieri: per anni si raccolsero informazioni sugli intermediari che lo collegavano all’esterno, fino a individuare il compound di Abbottabad. Quel compound........
