Work Runner 2049 – Secondo racconto: L’età dello spiazzamento
Il futuro del lavoro non è troppo lontano, ma le innovazioni tecnologiche lo fanno sembrare un altrove incommensurabile. Proviamo a ritrarlo con lo strumento della narrativa, trasformando in storie le analisi più lucide e affidabili sull’evoluzione professionale: quattro racconti come quattro stagioni del domani, raccolti in feuilleton digitali a firma di Angela Deganis. Quello che state per leggere è il secondo.
Spazio 2049, pianeta Terra, estate.
Si soffocava dal caldo. Si soffocava dal caldo, fino a poche decadi fa, d’estate, sul pianeta Terra. Dalla rivoluzione industriale fino a quella dell’intelligenza artificiale smog, inquinamento, sostanze chimiche hanno appestato la nostra sfera, surriscaldandola fino all’inverosimile, alternando periodi di drammatica siccità a tornadi, inondazioni, cataclismi climatici.
Poi la pioggia ha smesso. Almeno nel sud della nostra penisola, nella mia Taranto, e l’arsura è piombata inarrestabile come un esercito di miliardi di phon surriscaldati riversati all’unisono sull’asfalto. Ha piallato tutto. E ci ha fatto rimpiangere l’espressione si soffocava dal caldo, quando ancora l’erba cresceva lungo il litorale adriatico e talvolta potevi spegnere il condizionatore. Il condizionatore, te lo ricordi Mat?
Natan è solo nel seminterrato di 25 metri quadri che lui chiama casa, in Taranto Down, la cittadina scavata nel tufo dove si sono riversati tutti gli abitanti impossibilitati a stare in superficie. Non un progetto visionario di ingegneria civile, ma un’espansione sotterranea disorganica e frammentata, iniziata con l’occupazione di........
