Operaie e classi: il gender pay gap parla metalmeccanico
Sul gender pay gap sono stati pubblicati due documenti rilevanti in due giorni.
Il 16 settembre il World Economic Forum ha diffuso il Global Gender Gap Report 2026, il documento periodico che traccia l’andamento del divario di genere nel mondo, secondo il quale l’Italia rosicchia un miglioramento esiguo piazzandosi all’83esimo posto su 145, ma arretra sul lato della partecipazione economica. Buone notizie: continuando come quest’anno raggiungeremo la parità di genere, però tra quattrocento anni.
Il 17 settembre, poi, la FIOM ha condiviso un documento in cui ha analizzato 1.315 rapporti di aziende metalmeccaniche del biennio 2024-2025: 476.488 dipendenti diretti più 37.309 in somministrazione, mezzo milione di lavoratori e lavoratrici. Questi rapporti sono redatti dalle imprese con più di 50 dipendenti per vincolo di legge (l’art. 46 del D.Lgs. 198/2006, poi modificato dalla legge 162/2021), e di norma non li legge quasi nessuno; la loro analisi restituisce un pezzo di cultura del lavoro scabra, ma coerente con lo stato del Paese. Qui le notizie sono due: la prima è che sì, le operaie esistono, e sono soggetti lavoranti (il 12,2% dei loro reparti), non solo il plurale di un aggettivo. La seconda è che, in quello e in altri settori dell’industria cosiddetta pesante, le donne percepiscono in media il 12% in meno dei loro colleghi.
C’è un punto preciso delle dinamiche retributive in cui questo divario si concretizza. Nei prossimi paragrafi analizzeremo quale.
Le donne, nelle aziende metalmeccaniche considerate, costituiscono il 21,5% dei dipendenti diretti, 102.623 contro 373.865, e il 10,7% dei somministrati.
All’interno delle aziende è donna il 17,5% dei dirigenti, il 23,1% dei quadri, il 30,5% degli impiegati, e il 12,2% degli operai, indice quest’ultimo della segregazione annosa di un reparto che, per storia e stereotipo, è presidiato dagli uomini; il risultato paradossale è che in proporzione ci sono più donne ai piani alti che a fare il lavoro più pesante. Il divario salariale di genere riverbera in modo diverso tra queste diverse categorie.
Il gender pay gap medio tra dirigenti maschi e dirigenti femmine, infatti, è pari a 29.977 € annui; quello tra operai e operaie “solo” a 6.173 €; impiegate e quadri, invece, percepiscono rispettivamente 7.955 e 6.788 € in meno pro capite. La retribuzione lorda media per il 2025, senza considerare distinzioni di categoria, è quindi pari a 44.985 € per gli uomini e........
