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“Non uscire nelle ore più calde”. Ma la casa può diventare un inferno: come evitare la ‘trappola termica’

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24.06.2026

Una donna si rinfresca in casa con un ventilatore (Ansa)

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Roma, 24 giugno 2026 – Ogni estate viene ripetuto lo stesso consiglio: non uscire nelle ore più calde, evitare il sole, bere molto, cercare l’ombra. È tutto vero. C’è un punto meno raccontato, che si rende urgente in questi giorni di calura estrema: il caldo può diventare pericoloso anche dentro casa. Un appartamento non raffrescato e mal ventilato può trasformarsi, giorno dopo giorno, in una trappola termica.

Il colpo di calore è la forma più grave delle malattie da caldo: si verifica quando l’organismo non riesce più a controllare la propria temperatura. È un’emergenza medica, come confermano gli accessi - fuori scala, nelle ultime ore - ai pronto soccorso nazionali. Ma prima di arrivare a quel punto possono comparire segnali meno clamorosi e proprio per questo più subdoli: debolezza, mal di testa, nausea, crampi, vertigini, sete intensa, urine scarse o molto scure, confusione, sonnolenza insolita. Negli anziani, nei bambini piccoli, nelle persone con malattie cardiache, respiratorie, renali, diabete, demenza o in chi assume alcuni farmaci, il margine di sicurezza è più stretto.

Il problema della casa calda è che il rischio non dipende soltanto dalla temperatura massima del pomeriggio. Dipende dalla durata. Una stanza che resta calda per molte ore, e poi non si raffredda neppure di notte, impedisce al corpo di recuperare. Durante una vera ondata di calore l’abitazione può accumulare energia: muri, tetti, pavimenti e arredi assorbono calore di giorno e lo rilasciano lentamente la sera. Così, anche quando fuori sembra “rinfrescare”, dentro si continua a sudare, dormire male, disidratarsi.

Restare in casa non è automaticamente una protezione. Lo è se la casa è gestita con attenzione. Non lo è........

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