Carenza carburante per aerei, Bruxelles rassicura ma Hormuz resta una minaccia per l’Europa
Portavoce, 'nuova riunione alla fine di questa settimana, seguiamo evoluzioni'
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Bruuxelles, 20 aprile 2026 – La Commissione europea continua a rassicurare che, almeno per ora, nell’Unione europea non si registrano carenze di carburante per aerei, mentre torna a salire la tensione nello Stretto di Hormuz dopo che l’Iran ha revocato la riapertura annunciata nel fine settimana, in risposta al protrarsi del blocco navale imposto dagli Stati Uniti.
“Al momento non c’è alcuna carenza di carburante per aerei, ma naturalmente spetta a noi prepararci a tutte le eventualità”, ha affermato il viceportavoce capo della Commissione UE, Olof Gill, rispondendo alle domande dei giornalisti durante il briefing di mezzogiorno con la Stampa. Nonostante la grave situazione internazionale e le conseguenze dirette della crisi sull’approvvigionamento dei carburanti, Gill ha insistito sulla coerenza della linea della Commissione con quanto già dichiarato nei giorni scorsi dal commissario europeo all’Energia Dan Jørgensen e dal commissario ai Trasporti Apostolos Tzitzikostas.
Come sottolineato dai portavoce UE l’Oil Coordination Group si è già riunito la scorsa settimana e tornerà a riunirsi di nuovo entro la fine di questa settimana, mentre la disponibilità di jet fuel resta “una priorità”.
“Nell’Unione europea abbiamo anche una significativa capacità di raffinazione del greggio e di produzione di jet fuel”, ha affermato da parte sua la portavoce UE, Eva Hrncirova, precisando che l’esecutivo comunitario si sta preparando a “possibili azioni”, ma che “tutto dipende dall’evoluzione della situazione”.
Nel corso dello scambio con i giornalisti, Hrncirova ha però evitato di fornire dettagli sulle scorte disponibili o sui meccanismi tecnici di redistribuzione tra gli aeroporti europei, giudicandolo un tema sensibile. Ha tuttavia confermato l’esistenza di “alcune flessibilità” previste dalla legislazione europea che, se necessario, potrebbero essere attivate in funzione dell’evoluzione della crisi. Secondo la portavoce, questi margini di flessibilità servirebbero a coprire eventuali carenze di carburante, “garantendo comunque il corretto funzionamento del mercato interno” e assicurando che i voli in Europa e dagli aeroporti europei “possano principalmente decollare”. Tra le flessibilità già previste figurano misure sul coordinamento degli slot aeroportuali, con possibili esenzioni alle regole che le compagnie aeree devono normalmente rispettare, nonché eventuali alleggerimenti sulle rotte direttamente colpite dai conflitti.
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Bruxelles non ha invece voluto anticipare se il tema del jet fuel confluirà esplicitamente nel pacchetto energia atteso per mercoledì. “Bisogna aspettare mercoledì”, ha tagliato corto Hrncirova, limitandosi a dire che il pacchetto affronterà “diversi elementi connessi alla crisi attuale”.
Alla domanda finale su eventuali misure per attenuare possibili carenze regionali di carburante per aerei, Hrncirova ha escluso qualsiasi previsione su quali Paesi potrebbero essere colpiti per primi, o se qualcuno lo sarà davvero. La Commissione, ha detto, continua a coordinare la situazione, resta in contatto con gli Stati membri e dispone già di “strumenti per affrontare la situazione” e di modalità di intervento qualora il quadro dovesse peggiorare.
Il settore del trasporto aereo è quello che sta più di altri affrontando le conseguenze più dirette della chiusura dello Stretto di Hormuz, con i prezzi del carburante per aerei che sono praticamente raddoppiati dall’inizio della guerra. Secondo l’Associazione Internazionale del Trasporto Aereo (IATA), il carburante per aerei è un prodotto petrolifero raffinato a base di cherosene e rappresenta la spesa maggiore per le compagnie aeree, costituendo circa il 30% delle spese totali.
Nel suo rapporto mensile sul mercato petrolifero, l’Agenzia internazionale per l’energia (IEA), che fornisce consulenza a 32 paesi membri in materia di approvvigionamento e sicurezza energetica, ha affermato che le esportazioni dalla regione del Golfo rappresentano la principale fonte di carburante per aerei per il mercato globale. Le raffinerie di altri importanti paesi esportatori, come Corea, India e Cina, dipendevano a loro volta in larga misura dalle importazioni di petrolio greggio dal Medio Oriente. Di conseguenza, la crisi “ha letteralmente sconvolto i meccanismi interni dei mercati del carburante per l’aviazione”, si legge nel comunicato.
La scorsa settimana, il direttore dell’Agenzia internazionale per l’energia (IEA), Fatih Birol, ha lanciato l’allarme sostenendo che l’Europa ha “forse sei settimane di carburante per aerei rimanenti”. Secondo un rapporto dell’IEA, le scorte potrebbero raggiungere un punto critico a giugno se l’Europa non fosse in grado di sostituire almeno la metà delle importazioni provenienti dal Medio Oriente.
Secondo una ricostruzione dell’Independent, l’impatto dell’impennata del jet fuel sta già emergendo in modo visibile sui bilanci e sulle strategie operative di molte compagnie aeree, ben oltre il solo mercato europeo.
Aegean Airlines ha avvertito che la sospensione dei voli verso il Medio Oriente e l’aumento del costo del carburante avranno un “impatto significativo” sui risultati del primo trimestre; Air France-KLM ha annunciato rincari sui biglietti a lungo raggio, mentre KLM ha cancellato 160 voli europei nel mese successivo.
EasyJet ha segnalato una perdita semestrale più ampia, includendo 25 milioni di sterline di costi aggiuntivi per il carburante nel solo mese di marzo, e il suo amministratore delegato Kenton Jarvis ha avvertito che i consumatori europei dovranno aspettarsi tariffe più alte verso la fine dell’estate.
SAS, dal canto suo, ha cancellato 1.000 voli ad aprile, Lufthansa ha anticipato la messa a terra di 27 aerei della controllata CityLine, mentre fuori dall’Europa numerosi vettori — da Qantas a Delta, da Cathay Pacific a Air New Zealand — hanno già reagito con supplementi carburante, tagli di capacità o revisioni al ribasso delle prospettive.
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