Milvia Marigliano, la Grazia di Coco: "Sorrentino mi vide a teatro. Lo sfogo nel film è già nel mito"
Milvia Marigliano, milanese (ma di origini napoletane), è diplomata all’Accademia dei Filodrammatici
Roma, 20 aprile 2026 – Milvia Marigliano, attrice teatrale, un curriculum da far spavento. Dopo una lunga e fortunata carriera a calcare le assi, nei panni di Coco Valori, in ’La grazia’ di Paolo Sorrentino, ha urlato un turpiloquio al presidente della Repubblica. (Anche) per quella scena è candidata al David di Donatello come migliore attrice non protagonista.
Ma ci dica: in quanti l’hanno fermata per strada a chiederle di venire offesi a quel modo? "(ride, ndr) Non tanti, devo dire la verità. Perché, nonostante il grande successo avuto, ’La grazia’ non è un film popolare. E poi nei panni di Coco Valori sono stravolta esteticamente. Con un parruccone, degli occhialoni. Non mi si riconosce subito".
Questo le avrà concesso perlomeno di sentire qualche critica al film in incognito... "Sì, quello è capitato. Ricordo a Venezia due signore che parlavano del film e del personaggio. Non ho resistito, mi sono girata e ho detto: buongiorno, piacere, sono Coco Valori".
E loro? "Mi hanno ringraziato e detto che c’è una Coco Valori in ogni donna della nostra età, e che ciascuna di noi, sul lavoro o in famiglia, a un certo punto vorrebbe sbottare a quel modo...".
Che poi non è tanto la parolaccia, ma tutto il resto. "È sentirla urlare a una donna di classe, una critica d’arte, in contrasto poi con la mitezza del destinatario...".
Mariano De Santis, ligio e compassato presidente della Repubblica, professore, giurista, democristiano. "La cosa più bella che ho sentito dire di quella battuta è che è come se bruciasse di colpo tutta la ’grazia’ di cui parla il film".
Torniamo alla nomination ai David. Varrebbe di più dell’ambito premio Eleonora Duse che ha appena vinto? "Sono due cose totalmente diverse. Il Duse è un sogno che si avvera. Ma anche questa nomination mi dà una grandissima gioia. Anche perché a teatro è un conto, ma al cinema arrivo alla mia età, da outsider".
Sorrentino come l’ha trovata? "Ero in scena a Roma. Sono venuti a vedermi, mi hanno chiamata per un provino, io per la prima volta ho sentito che era il momento e non ho rifiutato come avevo fatto in passato. Con lui ho fatto la suora cattiva in ‘The Young Pope’, poi ho partecipato a Loro 2".
Coco è un personaggio che sembra scritto per lei. È così? "Non credo. E la dimostrazione è che siamo state provinate in tante. Ed io sola ho fatto tre incontri. Sono una cosa strana, i provini, per un’attrice teatrale".
Perché? "In teatro non si fanno. Conta il curriculum e il mio, anche solo per lunghezza, è una pietra. Invece al cinema ci si mette in gioco".
Andò bene, fu presa, poi tutto si fermò. "Era quasi tre anni fa. Sorrentino decise di fare prima Parthenope. Andò bene, alla fine, perché a quel punto partii in tournée con Parenti Terribili di Cocteau per la regia di Filippo Dini che mi è valso il premio Duse".
Però... "Sono sincera: Coco Valori mi era entrata dentro. Sorrentino poi ha questo dono: scrive benissimo, è impossibile non innamorarsi di un suo copione. Per cui quando il progetto è tornato in piedi sono stata felicissima".
Cosa le piace in Coco? "Il sarcasmo, l’intelligenza e la libertà di esprimersi. Perché a quell’età e in quella posizione, finalmente le è concesso".
Il tempo comico è napoletano, lei è milanese. Come ha fatto? "Mio padre era napoletano. Certi scambi, certi tempi comici li ho introiettati fin da piccola".
Ci ha messo anche del suo? "Devo dire che c’era poco da aggiungere. Ma è anche vero che Paolo (Sorrentino, ndr) fin dai primi ciak è stato felicissimo di vedere la sua Coco proprio così come l’aveva immaginata. Tant’è che c’è una scena in cui venne a dire a me e a Peppe Servillo: non vi dico niente, Fate voi. Ed è stata una magia".
Ci dica, per favore, che sta parlando della cena finale, davanti a un brodino. "(ride, ndr) Proprio quella. Lui mi guardava con quel faccione indagatore e risentito, io rispondevo con il mio sguardo piccato, la scena si è dilatata finché la battuta non è sgorgata da sola".
Conterà il fatto che entrambi, lei e Servillo, siete navigati attori di teatro? "Forse sì. Ci conosciamo da anni, abbiamo incrociato le stesse assi. Quella scena, come molte altre del film, le abbiamo indossate e sentite proprio come si fa a teatro, con gli sguardi, i silenzi, la mimica facciale e tutto il resto. Ed è stata buona la prima".
C’è una verità celata, nel film, che non emerge mai del tutto. Lei si è fatta un’idea? "No, e non è importante. Credo non lo sappia neanche Sorrentino. Cosa sia successo sul serio, semplicemente non importa".
Come nasce Coco Valori ormai è chiaro. E Milvia Marigliano, invece, come è nata? "Sono stata a lungo una sportiva. Basket, equitazione, danza classica. Ero affascinata dai corpi in movimento. Poi sono arrivati i villaggi turistici. All’epoca si faceva di tutto, dal sistemare la spiaggia all’intrattenere gli ospiti. Ho iniziato a raccontare le mie cose e ho visto per la prima volta la magia di decine di pupille che non si perdono un tuo movimento. Mi sono avvicinata al teatro da lì. Sono entrata all’Accademia dei Filodrammatici, ma intanto studiavo Veterinaria. Sono andata avanti con entrambi, ma a un certo punto avevo finito tutta la teoria. Mi mancavano le cliniche, ma erano arrivate le tournée. La scelta è stata naturale: ho lanciato il libretto e sono partita".
Perché per tanti anni non ha fatto cinema? "Ho lavorato tanto a teatro e con tanta soddisfazione, era la mia comfort zone. Sono due mondi così diversi".
Una distanza che però negli ultimi anni sembra essersi assottigliata, è così? "È così. Oggi gli attori di teatro hanno meno preconcetti nei confronti del cinema e i registi cinematografici non ci considerano più degli alieni, duri e compassati. Per fortuna, molti steccati ideologici sono caduti".
Ci rimarrà, al cinema? "Ci ho preso gusto. Sento che ora è il momento".
Da cosa lo capisce? "Prima non avrei mai rinunciato a una tournée per una parte in un film. Oggi, dopo tanti anni, lo farei eccome".
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