Dalla bottega del 1918 ai nuovi snack: la storia della quarta generazione Fiorentini
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Nel racconto della responsabile export e marketing di Fiorentini Alimentari, Simona Fiorentini al podcast Money Vibez Stories, c’è tutto il senso di una storia industriale che ha attraversato più di un secolo senza smarrire la propria identità. Quella dell’azienda torinese non è soltanto una vicenda familiare arrivata alla quarta generazione, ma un caso di evoluzione continua, fatto di passaggi ereditari, intuizioni commerciali, cambi di pelle e scelte industriali molto nette. “È una lunga storia di famiglia”, sintetizza Fiorentini, ma dietro quella frase c’è un percorso che parte dal 1918 e arriva fino ai prodotti più recenti, tra snack innovativi, ricerca sul gusto e attenzione ai mercati esteri.
La storia comincia con il bisnonno Leonildo, che apre un piccolo negozio di specialità alimentari nel centro di Torino. Poi entra in scena il nonno Vittorio, descritto come un uomo curioso, amante dei viaggi e delle novità, capace di portare in Italia prodotti allora quasi sconosciuti. “È stato il primo importatore della Kellogg”, racconta Simona, ricordando anche altre importazioni pionieristiche come il cous cous, il pane azzimo e le marmellate senza zucchero. In questa prima fase si vede già un tratto che diventerà identitario: la voglia di anticipare i tempi, osservare fuori dall’Italia e intercettare consumi nuovi prima che diventino di massa.
Negli anni Settanta arriva il passaggio al padre Roberto, che convince la madre a entrare nell’attività di famiglia. È un cambio decisivo, perché l’azienda smette di essere soltanto commerciale e comincia ad allargarsi, inizialmente distribuendo prodotti anche ai supermercati, che in quegli anni stavano nascendo e cambiando il volto della distribuzione moderna. La madre, oltre a occuparsi dell’amministrazione, disegna anche il marchio Fiorentini: un dettaglio che restituisce bene la dimensione artigianale e insieme imprenditoriale di questa crescita. Intanto, accanto ai prodotti importati, nascono i primi confezionamenti di cereali salutistici e le prime linee a marchio proprio.
Il vero salto industriale avviene negli anni Novanta, quando la famiglia acquisisce quote di un’azienda produttrice e inizia a realizzare le prime gallette di riso. Da lì, la trasformazione è rapida: da realtà commerciale a impresa manifatturiera a tutti gli effetti. “Da fine anni Novanta la famiglia Fiorentini diventa 100% produttrice”, spiega Simona, sottolineando come quello sia stato l’inizio di investimenti importanti in una nicchia che, nel tempo, si sarebbe allargata molto. Le gallette, racconta, avevano già allora una clientela fidelizzata, ma non erano un prodotto semplice da gestire: richiedevano qualità, comunicazione, capacità di farne comprendere l’utilità e la bontà a consumatori spesso molto esigenti.
Uno dei passaggi più interessanti dell’intervista è il modo in cui Fiorentini descrive il rapporto con i consumatori. Chi compra prodotti salutistici, dice, è spesso un cliente molto attento, che legge le etichette, controlla gli ingredienti, confronta e valuta. “Se per caso sbagli qualcosa ti bacchettano anche, giustamente”, osserva. In questa frase c’è una fotografia precisa del mercato: non basta che un prodotto sia sano o........
