La tratta delle donne straniere nella Rete: “Foto e video in vetrina con le recensioni oscene dei clienti” /
Ma come viene regolamentata o punita la prostituzione in giro per il mondo? Ecco i quattro modelli fondamentali (Fonte: Sahr, Global report on sex work laws and human rights, 2025)
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Roma, 25 aprile 2026 – Cinquanta milioni di persone nel mondo – è stato calcolato - sono vittime di tratta. Dentro a questo numero spaventoso c’è lo sfruttamento sessuale. Ma dove sono oggi le prostitute in Italia? Come riuscite ad avvicinarle?
“Abbiamo sempre le unità di strada ma lavoriamo molto anche mappando i siti. Hanno nomi inequivocabili, ogni donna ha un profilo, gestito da uno sfruttatore. Quella diventa la sua vetrina. Ci sono foto e video, descrizioni. La cosa più agghiacciante è che sotto compaiono le recensioni dei clienti. Già: le donne come un prodotto, con un voto: si discute se la foto è reale, quanto costa “la prestazione”, cosa fa e quanto lo fa bene”.
Parte da questa “missione ad alto impatto” Martina Taricco, 35 anni, psicologa e psicoterapeuta, responsabile del servizio anti tratta per la Papa Giovanni XXIII.
L’associazione, creatura di don Benzi.
“Lui diceva sempre: questo non è il mestiere più antico del mondo ma lo sfruttamento più antico del mondo. Quando i ragazzi a scuola alzano la mano e mi chiedono: non sarebbe più semplice legalizzarla, li provoco: ma come reagireste se vostra sorella dicesse, ho mandato 10 curricula, non mi hanno assunta, domani vado a fare la prostituta? Mi rispondono: col cavolo”.
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Come avviene il primo contatto con chi cercate di aiutare?
“Al telefono, e questa è anche la difficoltà, rispetto a quando avviciniamo le persone sulla strada. Penso soprattutto alle donne cinesi o alle trans. Non sappiamo mai se rispondono davvero loro, se sono da sole o se vicino c’è lo sfruttatore”.
E come fate a conquistare la loro fiducia?
“Intanto spesso dobbiamo fare i conti con un problema di fondo, che riguarda ad esempio le persone trans o certi centri massaggio dove c’è sfruttamento della prostituzione. Queste donne hanno una grandissima mobilità: quindi magari lavorano per una settimana a Torino poi si spostano a Vicenza e finiscono a Bari”.
“Noi associazioni lavoriamo in rete, siamo 120 in tutta Italia ad occuparci della tratta. Esiste anche un numero verde nazionale anti tratta, l’800 290 290, attivo sette giorni su sette e 24 ore su 24, su tutto il territorio nazionale. C’è un’azione di sistema prevista dal bando finanziato dal Dipartimento Pari opportunità. Così se oggi a Cuneo avvicino una donna colombiana di 35 anni che poi si sposta a Bari, la mia collega in Puglia, collegandosi al database e inserendo i dati, vede che quella persona era già stata contattata. E torniamo a cercarle dopo qualche tempo”.
Più difficile creare un legame via telefono?
“Sì, è molto più complicato, anche frustrante. A volte mettono giù o ti dicono che non hanno bisogno, cose che capitano anche sulla strada. Ma sicuramente di persona c’è un ‘verbale’ diverso. Io poi sono molto fisica, metto la mano sulla spalla, vado incontro. Qui invece te la giochi con la voce, tutto molto più difficile”.
Quando una prostituta resta incinta e chiede di abortire a chi si rivolge?
“Loro sanno come muoversi e a chi chiedere. Le donne nigeriane ad esempio sono consapevoli che se prendono un determinato farmaco è molto probabile che riescano ad interrompere la gravidanza. Questo quindi è un controllo esercitato soprattutto dallo sfruttatore. Sicuramente è un dato che fa parte della tratta”.
A questo link le info su associazione Papa Giovanni XXIII
Ci sono gravidanze portate avanti, nonostante tutto?
“Sì, è capitato che una donna non sia riuscita ad abortire, in quel caso il bambino è stato dato in affido. Noi mettiamo a disposizione le nostre case d’accoglienza”.
Lavorate con le persone, con le storie, con la sofferenza: oltre i numeri.
“Non amo i numeri e poi quantificare è sempre molto difficile. A Bari si è appena tenuta una due giorni con tutti gli operatori dell’accoglienza che a livello nazionale lavorano sulla tratta. E tutti ci siamo detti che c’è un grande sommerso”.
Per lo sfruttamento sessuale in questo momento qual è la nazionalità prevalente?
“Abbiamo sempre una parte di donne nigeriane ma negli ultimi anni c’è stato un aumento di nazionalità come Camerun e Costa d’Avorio, in particolare per la tratta legata ai matrimoni forzati”.
Prostituzione e nozze combinate sono legate?
“Sì, quello che verifichiamo sempre più spesso è lo sfruttamento sessuale nei Paesi di transito, come Algeria e Tunisia. Il fenomeno sta evolvendo così”.
In che modo i due mondi vengono a contatto?
“Intanto perché alcune delle ‘predestinate’ scappano e la rete dei trafficanti, che è ovunque, non aspetta altro. C’è sempre qualcuno pronto ad avvicinarle, a dire, ti salvo io, ti faccio arrivare in Europa, il mito è sempre attuale. Da lì nasce l’aggancio con gli sfruttatori”.
Quindi una giovane donna che scappa da un matrimonio forzato può ritrovarsi sul marciapiede, reale o virtuale.
“Proprio così. Intanto perché la rete dei trafficanti è così radicata e dall’altra parte c’è una vulnerabilità tale, economica, psicologica, sociale... E spesso ci sono di mezzo dei figli. Le storie che ascoltiamo ultimamente sono queste. La tratta s’insinua nelle pieghe della sofferenza”.
Nello sfruttamento sessuale da tratta oggi qual è la percentuale dei minori?
“Ci sono stati anni in cui era alta, fino al 31%, a Torino nel 2011-20122 ho incontrato decine di giovanissime. Oggi per fortuna il fenomeno pare in forte riduzione”.
“Anche per i rischi penali”.
La prostituzione è legata al traffico di droga?
“Sì, intanto perché molte piazze dello spaccio anche in Italia sono in mano alla mafia nigeriana. E poi c’è un altro punto, che rientra anche nella nuova direttiva europea, che sarà recepita tra poco. Ci sono le economie illegali”.
“La ragazza nigeriana che arriva in Italia ha un debito da saldare, il classico modo che noi conosciamo. Così le dicono, ci devi 30mila euro, ti facciamo uno sconto se fai quattro giri in treno con gli ovuli. Una di queste che li aveva nello zaino è stata beccata dalla polizia e si è fatta tre anni di carcere. Questo mondo è sempre più fitto, le donne arrivano in tanti modi diversi, dal matrimonio forzato all’economia illegale. Tutto è molto più complesso”. Resta identica la sofferenza.
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