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Gioco d’azzardo, il professore: perché diventiamo dipendenti e come possiamo guarire

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14.03.2026

I dati dello sportello ESC del Comune istituito per aiutare le vittime. La responsabile Faccani: "Nel 2025 hanno fatto richiesta 60 persone. La maggior parte sono uomini in fascia di età tra i 40 e 60 anni". .

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Roma, 14 marzo 2026 – Il gioco d’azzardo in Italia ‘vale’ 157 miliardi (dato 2024), 20 in più della spesa sanitaria pubblica di quello stesso anno. Maurizio Fiasco, sociologo e filosofo, specializzato in questa materia e nell’usura, qual è il meccanismo che ci rende dipendenti?

“Il gioco in sé è noioso. Sono soldi o oggetti di valore puntati affidando al caso la possibilità di avere di ritorno un premio. Che è incerto, erogato dal caso. Tutto assolutamente banale”.

“Questo è il punto. Il capostipite della psicologia del comportamento, Burrhus Skinner, americano, negli anni Cinquanta arrivò a formulare la sua teoria del condizionamento operante, dopo avere osservato le persone davanti a una slot machine. E provò a riprodurre quel meccanismo in laboratorio. Qualcosa di diverso dal riflesso condizionato”.

In che cosa consiste?

“Induce a reiterare un comportamento per tornare ad ottenere le stesse condizioni. Quindi è un condizionamento che spinge ad un comportamento attivo. Skinner costruì una scatola, la skinner box, una slot machine per topi e piccioni”. 

“La risposta alla domanda: qual è il meccanismo che induce alla dipendenza? La gratificazione collegata all’incertezza della stessa gratificazione. Se so che mettendo la moneta ogni volta esce il premio, la gratificazione attesa viene smentita e non divento dipendente”.

"Se su 10 tentativi otto vanno a vuoto ma due o anche uno solo funziona, magari restituendomi un importo non equivalente a quello che ho immesso, l’attesa di ripetere l’esperienza di gratificazione mi spinge a continuare, con una frequenza crescente, che agisce sul sistema neuro dopaminergico e provoca lo stesso effetto di droga, fumo o alcol, agendo sulla stessa regione del nostro cervello. Così attraverso una macchina riesco ad ottenere sulla persona la stessa conseguenza che otterrei con una sostanza. Sembra una contraddizione, non c’è l’alcoloide, non c’è il principio attivo. Eppure è così.

A questo link le info dell’associazione Alea 

Lo Stato con il monopolio guadagna oltre 11 miliardi.

“Funziona un po’ come con la telefonia mobile, se voglio aprire un’attività devo chiedere una concessione pagando allo Stato gli oneri”.

Vale più del servizio sanitario nazionale pubblico.

“Lo Stato in questo caso è un ottuso ragioniere che non considera i costi, quelli che gli economisti definiscono esternalità negative, che vado a riversare sulla salute, sull’istruzione, sulla pace sociale, sul mercato dei beni e dei servizi”.

Nel corso degli anni come è cambiata questa dipendenza?

“Oggi il problema è diventato di massa. Prima era di nicchia, presente nella letteratura e nelle attività istituzionali ma riguardava delle minoranze. Ho iniziato ad interessarmene nel 1997, mi occupavo e mi occupo tuttora di usura”.

Che cosa ci rende dipendenti nel 2026?

“Le persone si trovano a fare esperienza di gioco d’azzardo industriale, che ha incorporato il digitale. Quindi l’approccio del giocatore contemporaneo è mediato da una tecnologia sofisticatissima. La macchina più pericolosa? Quella che sa di più di me. Quella che viaggia attraverso i canali digitali. Quando apro un conto in un sito di gioco d’azzardo online, il concessionario di me conosce nome, cognome, codice fiscale, quindi l’età, la città di nascita o di residenza, gli orari in cui mi collego, il tempo che trascorro giocando, i ritmi che seguo, cosa avviene quando vinco e quando perdo. Quando la frustrazione non è più gestibile e quindi c’è il rischio che io esca dal gioco. Su questo lo Stato non ha messo alcun presidio”.

Esistono statistiche sui suicidi legati all’azzardo? 

“Di fatto no, le fonti giudiziarie non registrano questa voce. Ma sappiamo che le fantasie suicidiarie sono una costante in tutti i giocatori estremi”.

Cosa s’intende per giocatore estremo?

“Quello che ha massacrato sette-otto persone della sua rete familiare e amicale, è arrivato a dormire in auto, ha perso legami, lavoro e credibilità. Immagina di non avere alcuna chance per uscire da questa situazione. Questo è documentato dai colleghi di Alea, associazione pionieristica fondata per studiare il fenomeno”.

Si guarisce dal gioco d’azzardo?

“Sì, bisogna entrare in un programma di cura. Purtroppo dallo Stato arrivano doppi messaggi, ipocriti. Le società dell’azzardo finanziano le cure per le stesse persone che hanno rovinato, lo disse papa Francesco nel 2017”.

Professore alla fine, dopo 30 anni di studio, che cosa ha capito?

“Che il gioco d’azzardo porta al cuore dei rapporti di potere ed economici, dall’altra il riscatto è anche un recupero di qualità delle relazioni sociali. Se ne può uscire. Io spero ancora che la tendenza si inverta”.

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