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Chi ha ucciso il Festival? Tre indizi: le canzoni, la noia e gli ospiti (poco super)

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27.02.2026

Da sinistra: Ubaldo Pantani, Laura Pausini, Carlo Conti e Irina Shayk

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Sanremo - Anatomia di una caduta. A terra c’è un cadavere. Nome: Festival. Cognome: di Sanremo. Chi l’ha ucciso, e perché? L’indagine è complicata, ma cerchiamo di ricostruire i fatti. La vittima è precipitata da un’altezza di 11.8 milioni di spettatori (dati della seconda serata del 2025) ai 9 di mercoledì sera, da un indice di ascolto del 64,6 del 2025 al 59,5 di quest’anno. Ha quindi subito un’emorragia di 3 milioni di spettatori, e di 5 punti percentuali. Le condizioni sono gravissime.

Ma qualche indizio sul o sui colpevoli c’è. Primo rilievo: il principale sospettato, tal Carlo Conti, sostiene a sua difesa che davanti alla tv c’era complessivamente meno pubblico, e quindi meno gente ha guardato la trasmissione. Vero. Ma l’argomento può essere rovesciato: meno persone hanno guardato il Festival perché sono andate a spasso, o sono andate a spasso perché il Festival non era così interessante?

L’edizione 2026 non sta brillando per fantasia, idee, divertimento. Un’autostrada dritta e monotona di 30 (poi 19) canzoni una dietro l’altra, con lo scipito contorno di qualche evitabile ospite. Secondo indizio: invitati deboli, debolissimi. Lo dimostrano le rilevazioni Rai sul web: l’85% delle clip viste su internet riguarda i cantanti, quelle degli ospiti solo il 3%! La scelta dei co-conduttori, o testimonial, si è dunque rivelata poco felice.

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Secondo indizio: la musica, che ha lasciato numerose impronte sul corpo. Come ha ammesso lo stesso indagato, anche per le canzoni, così come per il vino, ci sono annate buone e meno buone. Questa sembra parecchio lontana dagli standard migliori, a detta degli intenditori (di musica, non i sommelier). Le canzoni sono state scelte da lui (tra l’altro, gli è stato fatto notare la cronica minoranza delle artiste in gara, pari in media solo al terzo del totale).

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Terzo indizio: Amadeus sarà stato più zuzzerellone e svagato, ma sapeva – consapevolmente o meno – sollecitare l’attenzione sul Festival. Come disse Fiorello, “sei il swiffer delle polemiche”. Perché al Festival servono anche queste, e Baudo lo sapeva benissimo: dagli operai dell’Italsider ospitati sul palco, al sedicente suicida salvato in diretta, Pippo sfruttava ogni occasione per far rimbombare la grancassa.

Anche Amadeus, l’avrà fatto apposta o no, riusciva a riempire le pagine dei giornali e i post su Instagram: dalla sciagurata frase riferita alla fidanzata di Valentino Rossi, “sa stare un passo indietro rispetto a un grande uomo”, alla lite Bugo-Morgan, ai fiori distrutti da Blanco, Amadeus riusciva a creare o almeno a cavalcare ogni intoppo, bisticcio, incidente, di cui noi ci occupavamo nei giorni a seguire. 

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Conti è uno splendido organizzatore, un conduttore dai nervi d’acciaio, un magnifico conoscitore di musica, ma l’azzardo non gli appartiene. Anche l’affaire Pucci è stato sopito e troncato sul nascere: Baudo e forse anche Amadeus ci sarebbero saliti in groppa. Concludo: dati i rilievi esposti, si chiede il rinvio a giudizio. L’udienza è tolta.

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