Morti sospette, familiari sconvolti. I figli di Deanna: “Mamma era sempre stata bene”
Luca Spada è un autista soccorritore della Croce Rossa, ora sospeso dal servizio. È accusato di omicidio, lui nega tutto: “Non sono un mostro”
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Forlì, 7 marzo 2026 – Spadino torna a parlare. Per reclamare, ancora una volta, la sua innocenza in questa trama che lo vede al centro d’una scena macabra: è accusato (come indagato a piede libero) di avere ucciso cinque anziani che lui, Luca Spada, per tutti Spadino, 27 anni, autista soccorritore della Croce Rossa del Comitato di Forlimpopoli-Bertinoro, avrebbe soppresso proprio mentre li trasportava da un ospedale a una casa di cura, o viceversa, in uno di quei ’trasporti secondari’ in cui l’ambulanza viaggia a velocità di crociera, senza sirene, perché i pazienti sono anziani ma non moribondi. Eppure quei cinque anziani, nella pancia di quell’ambulanza condotta da Spadino, o quando lui stesso si trovava accanto al degente, vengono assaliti da improvvisi malori, arresti cardiocircolatori che saranno fatali. Per tutti.
La Procura: "Spada ha ucciso gli anziani siringandoli con l’aria”
Per la procura di Forlì Spadino avrebbe ucciso quegli anziani siringandoli con l’aria. Ma perché? Il movente resta oscuro. Gli inquirenti hanno ipotizzato un qualche legame di Spadino con un’agenzia funebre. Ossia: il 27enne avrebbe cercato di ’fornire’ salme per le pompe funebri? Il nesso appare labile. Ieri l’agenzia funebre (il cui nome, su queste pagine, non è mai stato pubblicato), ha reso noto di essersi affidata a un legale per tutelare la propria immagine, ribadendo la sua totale estraneità ai fatti.
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Luca Spada: “Mai lavorato per le pompe funebri”
Nel frattempo Spadino parla. Per precisare alcuni aspetti proprio legati al suo rapporto con le pompe funebri, ovvero la sfera in cui, secondo la procura di Forlì, potrebbe essere il movente dei presunti cinque omicidi di cui è accusato. Il rapporto con l’agenzia è “familiare”, nel senso di un’amicizia stretta, iniziata quando era ragazzo. Una situazione che, tuttavia, non è mai sfociata in un rapporto di lavoro, “né per loro né per altri”, dice Luca Spada; attualmente, oltre alla Croce Rossa, Spadino è dipendente della propria compagna, che è titolare di due piadinerie a Meldola. “A volte – spiega l’indagato – ho dato una mano, anche durante i funerali, ma solo a titolo d’amicizia”.
“Coi colleghi della Croce Rossa siamo una famiglia”
Spada sottolinea poi un altro punto: “Abbiamo incrociato con l’agenzia di pompe funebri le informazioni in nostro possesso. Nessuna delle vittime ha celebrato le esequie con loro”. Del resto, spiega, “noi della Croce Rossa portiamo i pazienti in ospedale, non abbiamo contatti con i familiari al termine del servizio”. Dunque non avrebbe potuto influenzare la scelta dell’impresa, dopo la morte. Spadino parla bene anche della Croce Rossa di Forlimpopoli-Bertinoro, l’ambiente dal quale sarebbero partite le prime segnalazioni (alcuni colleghi sarebbero stati già sentiti dalla procura): “Siamo 6 o 7 dipendenti, una famiglia. Ci si aiuta sempre”. Qualcuno ha detto che Spadino voleva gestire l’ambulanza come se fosse una cosa sua. “Non è vero. E poi stavo un solo giorno a settimana su quel mezzo”.
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I figli: “Nostra madre Deanna era sempre stata bene”
Sull’altro versante, parlano anche i famigliari di Deanna, 85 anni, l’ultima dei decessi attribuiti a Spadino, morta il 25 novembre 2025. Vittorio Ruffilli e i suoi fratelli sono al momento l’unica parte offesa presente nella massa critica dell’indagine. “Vogliamo la verità – dice Vittorio –. Nostra madre Deanna era sempre stata bene. Viveva sola. Era autosufficiente. Poi aveva avuto un problema cardiologico all’inizio di novembre, dal quale s’era ripresa. Dall’ospedale stava andando in un casa di cura per la riabilitazione. Ma di colpo ha avuto un malore in ambulanza. Poi la procura ha eseguito l’autopsia. E lì abbiamo avuto il sospetto che ci fosse qualcosa di anomalo. Così ci siamo affidati a uno studio legale. Nostra madre uccisa da quell’autista? E perché mai? Sarebbe sconvolgente”. Vogliono la verità (e pure loro si sono rivolte a un legale) anche Valeria Benini e le sue sorelle, figlie di Vittorio, sassofonista morto il 13 ottobre 2025 a 84 anni. Benini non è nella lista dei cinque morti contestati a Spadino. Ma anche lui è deceduto dopo un malore nell’ambulanza che sarebbe stata condotta da Spada. “Nostro padre ucciso? Terribile. Non vogliamo pensarci...”.
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