La Champions non si fermò: quei fischi a Istanbul e la Juve bloccata a Oporto
Un'immagine di Roma-Real Madrid dell'11 settembre 2001 (Ansa)
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Roma, 11 settembre 2026 - Diciassette anni prima, in quello stesso stadio, l'Olimpico aveva vissuto uno dei pomeriggi più dolorosi della sua storia sportiva. Era il 30 maggio 1984, la Roma giocava l'unica finale di Coppa dei Campioni della sua storia contro il Liverpool, in casa, davanti a quasi settantamila persone. Finì 1-1 dopo i supplementari, e la Coppa si decise ai tiri di rigore: sbagliò Bruno Conti, poi toccò a Francesco "Ciccio" Graziani, che scheggiò la traversa mandando la palla alta, distratto dai movimenti fastidiosi del portiere zimbabwese Bruce Grobbelaar. Fu Alan Kennedy a chiudere i conti per gli inglesi. La Roma restò a mani vuote, e quell'errore dal dischetto sarebbe rimasto per anni una delle ferite più profonde nella memoria giallorossa.
Quella serata surreale all'Olimpico
Il tempo, però, aveva provato a rimarginare quella ferita. Diciassette anni dopo, l'11 settembre 2001, l'Olimpico si preparava a riaprire un capitolo che sembrava quasi una rivincita del destino: il ritorno della Roma in Coppa dei Campioni, ribattezzata ormai da tempo Champions League, dopo tanti anni di assenza dal grande palcoscenico europeo. La squadra di Fabio Capello, fresca campione d'Italia, era stata sorteggiata nel gruppo A insieme ad Anderlecht, Lokomotiv Mosca e Real........
