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Dalla disfatta di Belfast all'incubo Corea

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01.04.2026

Italia fuori dai Mondiali, le più grandi disfatte della storia del calcio azzurro

Italia fuori dai Mondiali, le più grandi disfatte della storia del calcio azzurro

Bosnia, Svezia, Macedonia, Corea e Irlanda del Nord: quando l'Italia del calcio si fa piccola agli occhi del mondo

Giampiero Ventura, uno dei quattro CT ad aver mancato la qualificazione ai Mondiali

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Milano, 1° aprile 2026 - Da Belfast a Zenica: sono passati quasi settant'anni dalla prima all'ultima, in ordine di tempo ma non assoluta, mancata qualificazione ai Mondiali di calcio della Nazionale Italiana. La sconfitta di ieri sera contro la Bosnia ed Erzegovina, arrivata dopo i tiri di rigore, è solo l'ultima di una serie di delusioni dell'Italia nel palcoscenico calcistico più importante. Con quattro titoli mondiali vinti, l'Italia è la prima Nazionale campione del mondo a non partecipare al torneo più prestigioso per tre volte consecutive. Secondi solo al Brasile nel numero di titoli iridati, gli Azzurri si sono fatti sorprendere più di una volta contro rappresentative storicamente meno forti.

La disfatta "oriunda" di Belfast

Se non contiamo la mancata partecipazione ai Mondiali del 1930, organizzati in Uruguay, per motivi logistici ed economici, con il viaggio in mare molto lungo e costoso, la prima grande disfatta è arrivata nel 1958. Ai gironi di qualificazione per i Mondiali in Svezia, l'Italia è nettamente la favorita: nell'ultima partita da giocare a Belfast, contro l'Irlanda del Nord, alla Nazionale guidata dal CT Alfredo Foni basta anche un pareggio per staccare il pass iridato. Ma c'è un imprevisto: l'arbitro della partita, l'ungherese Zsolt, rimane bloccato a Londra per maltempo. La Federazione nordirlandese propone un arbitro locale, ma la controparte azzurra non accetta e la partita si trasforma in un'amichevole che finisce 2-2, un risultato che avrebbe qualificato gli azzurri. Un'amichevole per modo di dire, con il pubblico molto caldo che insulta e lancia di tutto ai giocatori italiani, colpiti anche da falli duri dei nordirlandesi, con svariati interventi in campo della polizia. La partita ufficiale viene fissata un mese dopo: Foni, da sempre criticato in Italia per il suo catenaccio, sceglie un gioco più offensivo, portando con sé vari oriundi. Miguel Montuori, Alcides Ghiggia, Juan Alberto Schiaffino sono solo alcuni, ma è più una scommessa di Foni, che però non è fortunato. L'Irlanda del Nord vince 2-1, con le reti di McIlroy e Cush, entrambe arrivate nel primo tempo; il gol di Da Costa, un altro oriundo, serve solo a illudere la Nazionale. L'Italia, l'unica europea con due titoli mondiali, non parteciperà clamorosamente ai Mondiali di Svezia, poi vinti dal Brasile di un giovanissimo Pelè.

Il più grande upset della storia del calcio

Nel gergo sportivo americano, il termine upset indica una situazione in cui una squadra o un atleta chiaramente sfavoriti sconfiggono l'avversario considerato nettamente superiore. Ai Mondiali inglesi del 1966, l'Italia è nettamente superiore alla Corea del Nord, ma a Middlesbrough succede l'impensabile. Dopo l'incredibile passaggio a vuoto del 1958, l'Italia torna ai Mondiali quattro anni dopo, nel 1962 in Cile. Lì viene eliminata proprio dai padroni di casa, dopo una partita violentissima, nota come la Battaglia di Santiago. Al termine del torneo, la Federazione affida la Nazionale al CT Edmondo Fabbri, chiamato a guidare gli azzurri nel primo Mondiale giocato in casa degli inventori del calcio. Fabbri punta sul blocco Bologna: Perani, Bulgarelli, Janich e Fogli. In porta c'è Albertosi e davanti uno dei più grandi di sempre, Gianni Rivera. Il sorteggio del girone è benevolo: l'unica che può impensierire è l'Unione Sovietica, mentre Cile e Corea del Nord sono alla portata. Con i sudamericani l'Italia vendica le ossa rotte di quattro anni prima, però poi perde la seconda contro l'URSS del leggendario portiere Lev Yashin. Ci si gioca tutto nell'ultima partita contro la Corea del Nord, la squadra cuscinetto del girone, i cui giocatori vengono soprannominati in maniera irriverente, al limite del razzista, "ridolini" da parte della stampa dell'epoca. Eppure quel caldo 19 luglio di sessant'anni fa succede qualcosa di incredibile. Perdiamo per infortunio Giacomo Bulgarelli nel primo tempo e rimaniamo in dieci per il resto della partita: ancora le sostituzioni non erano previste nel calcio. Nel finale di primo tempo, Rivera perde il pallone, la Corea riparte e Pak Doo-ik, che nella vita privata è professore di educazione fisica, segna l'1-0, bucando Albertosi. Nella ripresa è assedio azzurro, ma in dieci non porta a niente. I Ridolini vincono e l'Italia torna a casa nella maniera peggiore: all'Aeroporto di Genova, gli azzurri vengono accolti da pomodori e uova marce, lanciati dai tifosi imbufaliti per la figuraccia.

L'inizio del declino in Sudafrica e in Brasile

Dopo il 1966, l'Italia si riprende: vince gli Europei in casa nel 1968 e quanto meno inizia ad evitare figuracce come quella in Inghilterra. Nel 1970 c'è la partita del secolo, mentre otto anni dopo in Argentina, il CT Enzo Bearzot fa le prove per la vittoria del campionato del Mondo nel 1982 in Spagna. Ventiquattro anni dopo, Marcello Lippi replica l'impresa nel 2006 in Germania, battendo i padroni di casa in semifinale e la Francia in finale. In mezzo gli anni novanta, con i tiri di rigore poco benevoli ai nostri azzurri in tutti e tre i tornei del decennio. Nel 2010, l'Italia si presenta ai primi Mondiali giocati nel continente africano da campione in carica. Dopo la parentesi di Donadoni, sulla panchina azzurra torna proprio l'eroe Lippi: il tecnico viareggino si porta con sé buona parte dei giocatori che gli hanno fatto vincere il Mondiale quattro anni prima. Come nel 1966 il sorteggio sarebbe dalla parte nostra: Paraguay, Nuova Zelanda e Slovacchia. Non ci dovrebbero essere problemi per chi è campione in carica, ma il calcio ci ha insegnato di essere imprevedibile. All'esordio con il Paraguay pareggiamo 1-1, mentre nella seconda partita contro la Nuova Zelanda ci avviciniamo alla figuraccia nordcoreana. Gli All Blacks vanno in vantaggio subito con Shane Smeltz, gli azzurri salvano la faccia grazie a un rigore realizzato da Vincenzo Iaquinta. Nella partita finale contro la Slovacchia, la fortuna è dalla parte dell'Italia: addirittura un pareggio basterebbe per il passaggio agli ottavi. Invece, la Slovacchia domina e vince 3-2, mandando a casa l'Italia da ultima in classifica nel girone. Lippi saluta di nuovo, questa volta senza lacrime di gioia.

Al suo posto arriva Cesare Prandelli: c'è un cambio di generazione e l'Italia arriva in finale agli Europei 2012, dove viene sconfitta dal tiki taka della Spagna ingiocabile di Vicente Del Bosque. Prandelli guida i suoi alla qualificazione per i Mondiali 2014 in Brasile, dove si trova un girone più difficile del solito: Inghilterra, Uruguay e Costa Rica. Nella partita d'esordio, l'Italia batte gli inglesi di Roy Hodgson con le reti di Marchisio e Balotelli: sembra ormai in discesa. La seconda partita è, sulla carta, quella più facile. Tuttavia, il Costa Rica sente meno la pressione e sorprende gli azzurri: al 44' il gol di Bryan Ruiz permette ai centroamericani di festeggiare una vittoria storica. Ciononostante non è finita: nella terza partita contro l'Uruguay all'Italia basterebbe un pareggio per passare come seconda. Ma la gara è subito maledetta, complici anche alcune situazioni arbitrali sfavorevoli: il direttore di gara, il messicano Marco Rodriguez Moreno, nome indigesto per gli azzurri, espelle Marchisio per un fallo d'ammonizione e non vede (o fa finta di non vedere) il clamoroso morso di Luis Suarez ai danni di Giorgio Chiellini. Nel frattempo, l'eroe uruguaiano è Diego Godin, che svetta di testa su calcio d'angolo ed elimina gli azzurri dal Mondiale. Ed è veramente incredibile pensare che quella sia l'ultima partita giocata dall'Italia ad oggi nella Coppa del Mondo.

(Non c'è due senza) Tre Mondiali consecutivi senza l'Italia

Il morso di Suarez a Chiellini resta veramente l'ultimo highlight azzurro nella storia dei Mondiali, e lo sarà almeno per i successivi sedici anni. Perchè se era incredibile che l'Italia fosse stata eliminata ai gironi per due volte di fila, come in Sudafrica e in Brasile, evidentemente non avevamo chiaro cosa potesse essere il baratro. Dopo la bella figura della Nazionale guidata da Antonio Conte agli Europei 2016, eliminati ai quarti dai campioni del mondo della Germania solamente ai rigori, la FIGC, con a capo Carlo Tavecchio, sceglie Giampiero Ventura come nuovo CT. Dopo le ottime annate con il Torino, l'obiettivo del tecnico genovese è quello di costruire una buona squadra per i Mondiali di Russia 2018. Il sorteggio del girone di qualificazione ci mette insieme alla Spagna, che però abbiamo battuto agli ultimi Europei agli ottavi. Però l'intesa tra Ventura e i giocatori non sembra esserci mai scattare: il modulo 4-2-4 con cui si presenta l'Italia al Bernabeu è un brutto presagio e la Spagna passeggia 3-0 sugli Azzurri. L'incredibile arriva nella partita successiva, quando a Reggio Emilia l'Italia batte Israele solamente 1-0, dopo aver rischiato addirittura di perderla. Arriviamo secondi e ci toccano gli spareggi: è una sfida andata/ritorno e la nostra avversaria è la Svezia. A Solna, un tiro di Johansson trova la deviazione sfortunata di De Rossi e spiazza Buffon: la Svezia vince 1-0 con l'Italia che non ha mai tirato in porta. Si complica tutto con l'ammonizione di Verratti, squalificato per il ritorno a San Siro. Lo spogliatoio è spaccato, con Ventura che minaccia le dimissioni. A San Siro per la gara di ritorno il clima è surreale: l'Italia attacca, ma costruisce poco e in maniera confusionaria. Finisce 0-0, in 180 minuti, non siamo mai riusciti a segnare. Dopo sessant'anni non andiamo a un mondiale di calcio.

Tavecchio si dimette e Ventura viene licenziato: arriva Gravina e come CT viene scelto Roberto Mancini. L'ex Inter e Zenit cambia tutto: l'Italia torna a vincere e si presenta agli Europei 2020, giocati nell'estate 2021, con un entusiasmo pazzesco. Si canta Notti Magiche: battiamo il Belgio ai quarti, la Spagna in semifinale e l'Inghilterra padrona di casa in finale. Sembra che si sia risolto tutto: tutto il Paese è in piazza per festeggiare il grande ritorno della Nazionale dopo quindici anni di buio. Purtroppo è solo un fuoco di paglia e nessuno ci pensa, complice l'euforia per la vittoria continentale. Nel girone di qualificazione dei Mondiali 2022 in Qatar ci troviamo la Svizzera, molto più alla portata della Spagna. Invece, lo schiaffo in faccia è dietro l'angolo: il grande protagonista in positivo degli Europei diventa decisivo in negativo. Jorginho sbaglia due rigori contro gli elvetici, uno all'andata e uno al ritorno. Il pareggio contro l'Irlanda del Nord, ancora lei, è il penultimo colpo di badile per scavare la fossa: l'Italia è costretta ancora una volta agli spareggi. La formula è cambiata: ci saranno semifinale e finale in gara secca. La prima partita ci mette davanti la Macedonia del Nord, ma tutti sembrano più preoccupati dell'eventuale finale contro il Portogallo di Cristiano Ronaldo. Ma si sa prima di pensare alla finale, bisognerebbe vincere la semifinale: a Palermo, l'Italia è tesissima, mentre la Macedonia gioca tranquilla come chi non ha nessuna pressione. Gli azzurri costruiscono poco e al 93° arriva la beffa: un tiro di Trajkovski  dalla distanza trova l'angolino e buca Donnarumma. Tornano i fantasmi di San Siro: finisce 1-0 e per la seconda volta consecutiva l'Italia non partecipa a un Mondiale.

Gravina rimane, Mancini ci pensa poi viene esonerato poco dopo e al suo posto arriva Luciano Spalletti. Un pareggio risicato e forse immeritato contro l'Ucraina qualifica l'Italia a Euro2024: sarà una disfatta totale, con l'eliminazione subita dalla Svizzera agli ottavi di finale. Il disastro sembra annunciato: ai gironi di qualificazione dei Mondiali 2026 c'è la Norvegia di Erling Haaland. Gli scandinavi ci prendono a schiaffoni sia all'andata, con Spalletti esonerato, sia al ritorno, con la prima sconfitta di Rino Gattuso da CT. Di nuovo i playoff, con la stessa formula del 2022, e di nuovo l'Irlanda del Nord: a Bergamo vinciamo 2-0, poi a Zenica contro la Bosnia è la disfatta più fresca. Il gol di Moise Kean illude un Paese intero: l'espulsione di Bastoni si rivelerà decisiva. La Bosnia pareggia al 79' e poi vince ai rigori, senza sbagliare mai dal dischetto. Dopo Milano e Palermo, è il turno di Zenica. La frase fatta è chiara: non c'è due senza tre. Anche quest'anno i Mondiali li guardiamo dal divano di casa.

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