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Bargnani contro Gravina: “Il professionismo non è una questione di stipendio”

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02.04.2026

La stella del basket Bargnani contro Gravina: “Il professionismo non è una questione di stipendio”

La stella del basket Bargnani contro Gravina: “Il professionismo non è una questione di stipendio”

L’ex cestista azzurro critica le parole del presidente FIGC dopo l’eliminazione mondiale: “La serie A ha un buco di mezzo miliardo. Questo è essere professionisti?”

Andrea Bargnani (Ansa)

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Milano, 2 aprile 2026 - Le parole accendono il dibattito: da una parte il presidente della FIGC, Gabriele Gravina, dall’altra tutto il movimento dello sport italiano. Tutto nasce nel post-partita della sconfitta dell’Italia contro la Bosnia ai rigori nei playoff, un risultato che sancisce la terza mancata qualificazione consecutiva degli Azzurri a un Mondiale. In conferenza stampa, Gravina ha provato a inquadrare la crisi del sistema calcio sottolineando una distinzione netta: "Il calcio è uno sport professionistico in Italia, gli altri sono dilettanti". Una frase che non è passata inosservata e che ha trovato varie risposte, per di più critiche da esponenti importanti del mondo dello sport azzurro. Tra cui anche quella di Andrea Bargnani, ex prima scelta assoluta al draft NBA 2006 e volto storico della Nazionale di basket, attraverso un lungo post pubblicato su LinkedIn.

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La risposta di Bargnani

"Le parole del presidente FIGC Gravina dopo l’eliminazione di ieri mi hanno colpito. E non riesco a non dirlo", esordisce l’ex cestista, che evita qualsiasi giudizio sul campo: "Sul risultato sportivo dei miei colleghi non mi pronuncio, lo sport è imprevedibile e gli episodi decidono le partite, lo so bene". Il punto, però, è un altro: Bargnani entra nel merito della definizione di “professionismo” evocata dal numero uno del calcio italiano, ribaltandone il significato. "La massima espressione di questo ‘professionismo’ ostentato ieri, la Serie A, ha chiuso l’esercizio 2025 con un buco di oltre mezzo miliardo di euro (-531.241.500 euro per l’esattezza)… quindi mi verrebbe subito da chiedere: quando, come e dove si manifesta tutto questo professionismo?". Un passaggio che colpisce perché mette in relazione il concetto di professionalità non solo con l’organizzazione sportiva, ma anche con la sostenibilità economica del sistema. Bargnani porta poi la propria esperienza diretta per allargare il discorso: "Io ho giocato in NBA, la lega sportiva più professionistica al mondo, benchmark di qualsiasi sport sul Globo. Non mi sono mai sentito più atleta, più professionista, di chi fa salto in alto per le Fiamme Oro allenandosi 8 ore al giorno". Da qui, una definizione alternativa e più “umana” del professionismo: "Una regola non scritta dello sport, una delle più basilari, dice che il professionismo non lo misuri dallo stipendio. Lo misuri dalla dedizione, dal sacrificio, dal fatto che non hai un secondo lavoro e ti alleni tutta la vita per fare quello che sei". E ancora: "Guadagnare 10 milioni di dollari a stagione in NBA o 2.000 euro alle Fiamme Oro con l’atletica leggera non cambia il livello di professionismo". L’ex lungo sottolinea anche un paradosso normativo: "La nostra nazionale di pallavolo, campione del mondo in carica sia maschile che femminile, non sarebbe “professionistica” secondo questa logica. Chiamarli dilettanti richiede un ‘coraggio’ che non ho". Il cuore del messaggio, però, arriva nel finale, dove il discorso si sposta dalla semantica alla governance: "Il problema non è il risultato di ieri sera. Il problema in alcuni casi è chi guida i nostri sport, e con quale spessore/know-how". Un intervento che va oltre la polemica e apre una riflessione più ampia sul sistema sportivo italiano: cosa significa davvero essere “professionisti” oggi? Probabilmente c'è chi come Gravina che pensa che sia solamente una questione di status giuridico e di sostenibilità economica, mentre c'è chi come Bargnani, ex sportivo professionistico (sì, professionistico) che pensa che sia cultura del lavoro e della performance.

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