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Perché davanti all'immensità nasce lo stupore: l’effetto awe

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12.08.2026

Gli effetti dell’eclissi sul cervello. Perché davanti all'immensità nasce lo stupore: l’effetto awe

Gli effetti dell’eclissi sul cervello. Perché davanti all'immensità nasce lo stupore: l’effetto awe

L'emozione della meraviglia nasce davanti a qualcosa di più grande di noi:. Cambia la percezione: ci sentiamo più piccoli e più vicini agli altri. Gli studi sulle eclissi mostrano che può modificare la percezione di sé, del tempo e del rapporto con gli altri

Eclissi e cervello: perché davanti all'immensità ci sentiamo più piccoli e più vicini agli altri

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Per secoli filosofi, artisti e scrittori hanno cercato di descrivere la particolare sensazione che nasce davanti all'immensità: una montagna smisurata, l'oceano in tempesta, un cielo stellato. È il concetto del “sublime”, che in latino evoca “ciò che arriva a sfiorare il limite estremo”, sub limen, categoria estetica dell’antichità che ispirò gli autori del Romanticismo. Il sublime, inesplicabile, affascina e sovrasta: è nella sua definizione toglierci le parole e lasciarci muti, di fronte all’assoluto, fra meraviglia e timore. Sublime è qualcosa che ci affascina e contemporaneamente ci sovrasta, facendoci percepire per un istante tutta la nostra piccolezza.

Il 12 agosto, in occasione dell’eclissi, milioni di persone potrebbero sperimentare proprio un’emozione simile. La psicologia contemporanea per definirla usa il termine awe, una parola inglese la cui etimologia sarebbe collegata alla radice indoeuropea *agh-, paura, spavento, che evoca il timore reverenziale di fronte al divino. Il senso di awe è di difficile traduzione: meraviglia, stupore reverenziale, è il senso di soggezione di fronte a qualcosa di straordinariamente vasto.

Negli ultimi decenni gli scienziati hanno iniziato a chiedersi che cosa accada alla nostra mente e al nostro cervello quando sperimentiamo una sensazione simile. E le eclissi costituiscono un eccezionale laboratorio naturale per studiare il fenomeno.

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Che cos'è l'awe, la meraviglia davanti a qualcosa più grande di noi

Nell 2003 gli psicologi Dacher Keltner, dell'Università della California Berkeley, e Jonathan Haidt, allora all'Università della Virginia, pubblicarono sulla rivista “Cognition and Emotion” un lavoro destinato a diventare un riferimento negli studi sull'argomento.

Secondo il loro modello, il senso dell’awe nasce dall'incontro di due elementi fondamentali. Il primo è la vastness, la percezione della vastità. Potrebbe trattarsi di un paesaggio, del cielo stellato o l'oceano, ma anche di un'idea, una scoperta, o un'opera d'arte.

Il secondo elemento riguarda bisogno di accomodamento, o esigenza di adattamento, need for accommodation. Si riferisce al processo con cui la mente tende a modificare i propri schemi (accomodamento) per rispondere a una nuova situazione. Ciò che abbiamo davanti, infatti, non sempre entra facilmente negli schemi con cui siamo abituati a interpretare la realtà: per comprendere dobbiamo, almeno temporaneamente, riorganizzare il nostro modo di vedere il mondo.

L'awe, dunque, non riguarda semplicemente felicità: è gioia e paura, la sensazione........

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