Il piano segreto di Israele per uccidere Khamenei: telecamere hackerate, algoritmi e social network analysis
L’ayatollah Ali Khamenei ucciso nel raid Usa in Iran
Articolo: Chi sono pasdaran, ayatollah e Guardiani della Rivoluzione: glossario dell’Iran per leggere la guerra
Articolo: Chi è Mojtaba Hosseini Khamenei, ‘l’erede di riserva’ che piace ai Pasdaran
Articolo: L’eredità di Khamenei, l’impero finanziario da 95 miliardi di dollari e la vita privata avvolta nel mistero
Roma, 2 marzo 2026 - Tra le centinaia di civili rimasti uccisi negli attacchi congiunti di Stati Uniti e Israele contro l’Iran figurerebbero anche alcuni membri della famiglia di Ali Khamenei, uno dei nuclei familiari più riservati del Paese. Secondo le informazioni disponibili, l’operazione mirava a colpire la leadership politica e militare iraniana, ma non vi sono prove che i familiari dell’ayatollah fossero obiettivi premeditati. Resta inoltre incerta la sorte del secondogenito Mojtaba Khamenei, designato come possibile successore del padre, sul quale non sono state fornite notizie ufficiali.
Chi ha perso la vita nell'attacco su Teheran
Le vittime del raid, ribattezzato Operation Epic Fury, includerebbero una figlia dell’ayatollah e il nipote, oltre a una nuora e un genero, secondo quanto riportato dai media statali iraniani. Nonostante non siano ancora emerse informazioni precise sul luogo del ritrovamento dei corpi, le ricostruzioni disponibili indicano che l’attacco avrebbe colpito il complesso residenziale e operativo della Guida Suprema a Teheran, un’area altamente protetta che comprende anche strutture sotterranee. È dunque plausibile che i corpi dei familiari di Ali Khamenei siano stati recuperati tra le macerie del compound.
Iran, i tre motivi per cui Trump non può permettersi una guerra infinita
Il piano di Israele per uccidere Khamenei
Il giorno in cui le bombe hanno colpito il compound di Pasteur Street, a Teheran, Israele sapeva già quasi tutto. Sapeva dove parcheggiavano le auto le guardie del corpo più fidate della Guida Suprema, Ali Khamenei, quali turni facevano, quali percorsi seguivano per andare al lavoro e, soprattutto, chi erano incaricate di proteggere. Sapeva a che ora l'ayatollah sarebbe arrivato nel suo ufficio e chi avrebbe partecipato alla riunione quel sabato mattina. Il quadro è emerso da un’inchiesta del Financial Times: il quotidiano britannico ha ricostruito nei dettagli il piano che ha portato all'uccisione della Guida Suprema iraniana in un raid aereo israeliano.
Guerra in Iran, Trump e il successore di Khamenei: “Ho tre ottimi nomi per quel ruolo”
Le telecamere sulle strade di Teheran hackerate da anni e il ruolo di intelligence militare e Mossad
Secondo due fonti citate dal Ft, per anni quasi tutte le telecamere del traffico di Teheran sarebbero state hackerate: le immagini criptate e inviate a server in Israele. Una in particolare offriva un'angolazione preziosa sul complesso ultravigilato, consentendo di costruire quello che gli 007 definiscono un “pattern of life”: abitudini, orari, relazioni, routine. A questo si aggiunge l'analisi di miliardi di dati attraverso algoritmi e strumenti di social network analysis, capaci di individuare centri decisionali nascosti e nuovi bersagli. Un lavoro sistematico, condotto dall'unità di intelligence militare 8200, dal Mossad e da una rete di fonti umane, che nel tempo ha prodotto un flusso continuo di informazioni operative.
La famiglia di Khamenei tra potere e riservatezza
La famiglia di Ali Khamenei, pur mantenendo un profilo estremamente riservato, è presente in modo significativo nelle reti di potere della Repubblica Islamica, controllando in particolare fondazioni religiose (bonyad), uffici legati alla Guida Suprema e alcuni media conservatori. Per l'esattezza, sono sei i figli dell'ayatollah: quattro maschi e due femmine. Alcuni dei figli maschi, come Masoud, sembrerebbero coinvolti in strutture amministrative e comunicative vicine all’ufficio del leader, mentre la figura più rilevante resta quella di Mojtaba Khamenei, che esercita un’influenza informale ma significativa soprattutto nei settori della sicurezza e delle relazioni con i Pasdaran. Le due figlie, Boshra e Hoda, conducono una vita estremamente privata Tuttavia, le informazioni restano frammentarie e difficili da verificare, proprio a causa della loro discrezione.
La partita per la successione di Khamenei, chi è il favorito. I nove nomi da cui dipende il destino dell’Iran
Mojtaba Khamenei: il possibile successore
Mojtaba Khamenei è considerato una delle figure più influenti dell’establishment religioso iraniano, guidato da suo padre, la Guida Suprema Ali Khamenei. Spesso indicato tra i possibili candidati alla successione alla guida della Repubblica Islamica, è una figura particolarmente controversa, pur non ricoprendo alcuna carica ufficiale pubblicamente dichiarata. Il suo è un potere informale, che si snoda attraverso reti di influenza costruite nel tempo, e invisibile: Motjaba opera nei retroscena della vita politica del paese, al riparo dai riflettori internazionali.
La sua influenza è riconducibile allo strettissimo legame con i Pasdaran (Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica), ovvero la principale forza militare ideologica dell’Iran, incaricata di difendere il sistema della Repubblica Islamica, e con la milizia Basij, una forza paramilitare volontaria che dipende proprio dai Pasdaran ed è spesso utilizzata per il controllo interno e la repressione delle proteste.
Chi è Mojtaba Hosseini Khamenei, ‘l’erede di riserva’ che piace ai Pasdaran
Del resto, Mojtaba Khamenei emerge in modo particolare nel 2009 proprio proprio il suo rapporto con gli apparati di sicurezza dello Stato. Quell’anno, dopo le contestate elezioni presidenziali, scoppiarono proteste diffuse in tutto il Paese (il cosiddetto “Movimento Verde”). Secondo diverse ricostruzioni giornalistiche, tra cui un articolo di The Guardian, Mojtaba Khamenei avrebbe avuto un ruolo nel dirigere la risposta repressiva, affidata in particolare alla milizia Basij. La repressione causò almeno 20 morti. Durante le proteste, Mojtaba divenne così un bersaglio diretto della rabbia popolare: alcuni manifestanti scandivano lo slogan “Morte a Mojtaba, così non diventerai mai il prossimo leader!”. Una vicenda che non solo conferma l’influenza del secondogenito della Guida Suprema all’interno di una delle principali milizie statali, ma che rafforza anche l’idea di un suo possibile ruolo come successore del padre.
Eppure, molti critici respingono qualsiasi ipotesi di successione dinastica. Lo stesso Ayatollah ha più volte espresso opposizione all’idea di una successione ereditaria. Ma per il governo degli USA, i fatti parlano chiaro: Ali Khamenei avrebbe delegato parte delle proprie responsabilità di leadership al figlio Mojtaba, permettendogli di accumulare nel tempo un’influenza significativa nei centri chiave del potere. D’altro canto, è fondamentale ricordare che la Repubblica Islamica nasce proprio in opposizione al principio dinastico.
L’eredità di Khamenei, l’impero finanziario da 95 miliardi di dollari e la vita privata avvolta nel mistero
Fu infatti Ruhollah Khomeini, leader della Rivoluzione del 1979, a rovesciare la monarchia dei Pahlavi, ponendo fine a un sistema monarchico che, pur non essendo “millenario” in senso stretto nella sua forma Pahlavi (iniziata nel 1925), si inseriva in una lunga tradizione monarchica persiana. Un’eventuale successione diretta da padre a figlio rappresenterebbe quindi una forte contraddizione rispetto ai principi originari della Repubblica Islamica e al suo assetto costituzionale. La Costituzione iraniana, infatti, affida la scelta della Guida Suprema all’Assemblea degli Esperti, escludendo formalmente qualsiasi meccanismo ereditario.
Mojtaba Khamenei e l’ambiguità della successione iraniana
La Costituzione della Repubblica Islamica prevede che la Guida Suprema venga scelta da un organo specifico, l’Assemblea degli Esperti, composto da religiosi eletti. Quest’ultima ha il compito di nominare la nuova Guida Suprema, valutarne i requisiti religiosi e politici ed eventualmente rimuoverla se non più idonea. Per ricoprire la carica, un candidato deve essere un’autorità religiosa sciita di alto livello, tradizionalmente un marja' o comunque un esperto riconosciuto del diritto islamico, oltre a possedere competenze politiche, capacità di leadership ed essere considerato affidabile nella difesa dei principi della Repubblica Islamica. A tal proposito, la posizione di Mojtaba Khamenei risulta ambigua, poiché da un lato gode di una forte influenza politica e di importanti appoggi negli apparati di sicurezza, mentre dall’altro il suo profilo religioso è ritenuto relativamente limitato rispetto ai requisiti tradizionali.
© Riproduzione riservata
