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Kimi è da impazzire. “Io in vetta al Mondiale? Bellissimo. Ma devo ancora imparare tanto”

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Kimi è da impazzire. “Io in vetta al Mondiale? Bellissimo. Ma devo ancora imparare tanto”

Kimi è da impazzire. “Io in vetta al Mondiale? Bellissimo. Ma devo ancora imparare tanto”

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Bologna, 30 marzo 2026 – Alla fine del trionfale Gran Premio del Giappone ho scambiato quattro chiacchiere con Kimi Antonelli. Primo italiano dopo Ciccio Ascari a vincere due Gran Premi di Formula Uno in sequenza: non accadeva dal remotissimo 1953. E sono più di vent’anni che un Azzurro del volante non si ritrovava leader del mondiale: l’ultimo fu Giancarlo Fisichella nel 2005.

NO RUSSELL. Forse è anche per la somma di questi dati che alla festa Mercedes per il pilota bolognese spiccava una…assenza: alla cerimonia delle foto ufficiali non ha preso parte George Russell, il compagno di squadra dell’Harry Potter emiliano. Che aveva celebrato l’impresa con il gesto dell’arciere, alla maniera di Usain Bolt, l’uomo più veloce sulla faccia della terra. A piedi, però.

Il particolare (mi riferisco alla…latitanza di George) è stato notato. Anche se più tardi, presumibilmente per metterci una toppa, Russell, ieri solo quarto, è andato a fare i complimenti al collega di lavoro italiano.

Ma, a scanso di equivoci, inevitabilmente la relazione tra i due si sta raffreddando. Perché non si scappa: se la Mercedes continua ad andare così forte, uno vince e l’altro perde.

IL DIALOGO. E adesso, come promesso, la conversazione con il ragazzo che fa sognare il Bel Paese. A trecento all’ora, come banalmente si usa dire in casi del genere.

Kimi, nelle pagelle per il giornale ti ho dato dieci e lode.

“Ringrazio, ma non me lo merito”.

“Sul serio. Allo start ho pasticciato e mi sono messo in una situazione complicata, ho perso un sacco di posizioni. Ed è stata colpa mia”.

Beh, ma dopo hai rimediato.

“E’ vero ma è anche vero che sono stato fortunato”.

“La safety car innescata dall’incidente di Bearman mi ha aiutato. Non so se senza quell’episodio sarei riuscito a stare davanti a Russell, proprio a causa della partenza infelice”.

Comunque adesso sei il leader del campionato.

“E’ un motivo di orgoglio, al di là delle statistiche. Ma sono il primo a sapere che è bene restare con i piedi per terra! Ci sono ancora diciannove Gran Premi, e’ un percorso lunghissimo. Debbo imparare tante, tante cose”.

Beh, hai vinto sulla pista che rese leggendari Senna e Schumacher.

“Conosco la storia di Suzuka, non è banale battere tutti qui. Ma mi ripeto: è soltanto una tappa”.

E’ anche il primo successo senza tuo padre ai box.

“Stavolta papà aveva impegni che lo bloccavano in Italia. Dopo la Cina avevamo festeggiato assieme. Sarà felicissimo e conto che la prossima volta possa esserci”.

Che impressione ti fa essere un simbolo dell’Italia che vince nello sport?

“E’ bello, ma è ancora più bello essere uno dei tanti. Ho mandato un messaggio a Sinner dopo la sua semifinale a Miami con Zverev, augurandogli di dominare anche la finale. Seguo i ragazzi della MotoGp e naturalmente spero che gli Azzurri del calcio riescano a qualificarsi per la fase finale del Mondiale”.

A proposito di Mondiale: adesso causa guerra in Iran la F1 si ferma per oltre un mese.

“Parlando solo di automobilismo, sarà un periodo in cui chi ci insegue in pista lavorerà per raggiungerci. In Mercedes sappiamo che non possiamo rilassarci. E comunque non vedo l’ora di andare a correre a Miami, all’inizio di maggio…”

Per gli immemori: un anno fa in Florida, nelle qualifiche per la Sprint Race, Kimi Antonelli conquistò la prima, sia pur parziale, pole in carriera.

E ci siamo già capiti.

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