Fiamma accesa. Bebe Vio è stata l’ultima tedofora. Sfilano anche russi e bielorussi
Paralimpiadi Fiamma accesa. Bebe Vio è stata l’ultima tedofora. Sfilano anche russi e bielorussi
Paralimpiadi Fiamma accesa. Bebe Vio è stata l’ultima tedofora. Sfilano anche russi e bielorussi
Grande successo per la cerimonia di apertura. Nonostante le defezioni. Da Leonardo a Romeo e Giulietta, all’Arena di Verona i simboli del nostro Paese
Paralimpiadi Fiamma accesa Bebe Vio è stata l’ultima tedofora Sfilano anche russi e bielorussi x x
Articolo: Cerimonia d’apertura delle Paralimpiadi invernali 2026: la scaletta della serata e chi si esibisce
Verona, 6 marzo 2026 – Se solo non ci fossero le guerre! Sì, se il mondo non fosse squassato da oscene convulsioni belliche, beh, saremmo liberi di celebrare la bellezza della cerimonia che ieri sera, nel cuore della Arena di Verona, davanti al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ha inaugurato la Paralimpiade di Milano-Cortina 2026.
Una volta di più, a nome di Filmaster quel genio di Marco Balich, insieme alla direzione artistica di Alfredo Accatino, ha saputo rendere viva e credibile l’emozione dell’evento. Il richiamo ai Nodi di Leonardo Da Vinci e all’amore eterno di Giulietta e Romeo conteneva il messaggio, a forma di goccia d’acqua, sublimato da Bebe Vio nei panni dell’ultima tedofora. Siamo tutti ammassati e non vogliamo arrenderci alle distanze che pretendono di imporci separazioni non solo fisiche ma anche psicologiche. Perché la disabilità non deve essere una condanna. Semmai è uno stimolo a rendere il mondo migliore, senza barriere (e senza retorica). Dopo di che. Dopo di che, inesorabilmente, a imporsi è la cronaca nuda e cruda, anzi, crudele. Le guerre ci sono, con il loro orrore. E le conseguenze ricadono anche sulla festa della Paralimpiade. Purtroppo, è inevitabile.
Che ci volete fare? La decisione del Comitato paralimpico internazionale di ammettere gli atleti della Russia e della Bielorussia con tanto di bandiere e inno ha scatenato un putiferio. Anche perché all’altra versione di Milano-Cortina, un mese fa, il Cio aveva tenuto una linea diversa, accogliendo russi e bielorussi solo a titolo individuale. Come già era accaduto a Parigi 2024. Naturalmente, a causa della aggressione alla Ucraina. Adesso è inutile tornare a dibattere su chi abbia ragione, perché tanto non se ne esce. Alcuni Stati (cito alla rinfusa: Repubblica Ceca, Estonia, Finlandia, Lettonia, Lituania, Polonia e ovviamente Ucraina) si sono chiamati fuori e non hanno mandato atleti alla parata inaugurale dell’Arena. Altri hanno manifestato il loro disappunto. E a livello istituzionale, dal governo alle autorità dello sport paralimpico, anche l’Italia non ha condiviso la svolta, se vogliamo chiamarla così.
Ma poi. Poi, è difficile restare indifferenti di fronte alla storia di un atleta che, da solo, doveva rappresentare il suo Paese a questi Giochi, in astratto simbolo del rifiuto di ogni discriminazione. Aboulfazl Khatibi Mianaei era l’unico atleta iraniano iscritto a questa Paralimpiade invernale. Ha tentato fino all’ultimo di partire. Non è arrivato in Italia a causa dello scoppio della guerra. Non ha potuto perfezionare la procedura di iscrizione. La bandiera iraniana, dunque, non era tra quelle che hanno sfilato all’Arena di Verona. Aboulfazl Khatibi Mianaei, paralimpico di PyeongChang 2018 e Pechino 2022, avrebbe dovuto competere in due gare: la sprint classica maschile in piedi del 10 marzo e la 10 chilometri a intervalli maschile in piedi in stile classico dell’11 marzo. Non ci sarà. Purtroppo.
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