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Barilla: "Antonelli simbolo di sana italianità"

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Barilla: "Antonelli simbolo di sana italianità"

Barilla: "Antonelli simbolo di sana italianità"

L’imprenditore ed ex pilota: "La sfida sarà rimanere se stessi, guida da veterano. Addio di Verstappen a fine stagione? Spero non accada"

L’imprenditore ed ex pilota: "La sfida sarà rimanere se stessi, guida da veterano. Addio di Verstappen a fine stagione? Spero non accada"

“Kimi ha tutti i requisiti per diventare il simbolo positivo di una sana italianità. Non è una esagerazione, non voglio usare parole a sproposito, è sempre bene avere il senso della misura. Però è anche vero che spesso lo sport offre la ribalta a personaggi che sanno andare oltre la dimensione strettamente agonistica…”

Il signore sì che se ne intende: Paolo Barilla è il vicepresidente della azienda che porta il suo nome. E ha anche un passato da pilota: ha gareggiato in F1 con la Minardi di Senna, Prost e Mansell. Ha pure vinto una 24 Ore di Le Mans.

"Mio padre era uno dei più cari amici di Enzo Ferrari – racconta Barilla –. Credevano entrambi in quei valori che idealmente si specchiavano, almeno allora, nel sentimento identitario del Paese. Ma non voglio farla troppo lunga, siamo qui per parlare di Antonelli…"

Cominciamo dall’immagine, visto che ormai siamo in piena Kimi mania, in stile Sinner.

"Beh, viviamo tempi in cui non di rado il web, i social e la stessa intelligenza artificiale sono veicolo di modelli spesso sbagliati, soprattutto per giovani e giovanissimi. In questo Antonelli è felicemente in contro tendenza, da lontano hai la sensazione che abbia ricevuto l’educazione giusta, che dia alle cose il valore che hanno davvero. E questo non era scontato. L’equilibrio interiore lo aiuterà anche a gestire questa clamorosa botta di popolarità. Almeno, me lo auguro: non è semplice restare se stessi quando tutti ti acclamano…"

E che pilota è, quest’altro figlio dell’Emilia?

"A me colpisce la sua straordinaria tranquillità al volante! Nemmeno ha vent’anni eppure pare un veterano. Sta facendo venire un sacco di pensieri a Russell. Fossi George, comincerei ad avere un brutto mal di testa…"

Antonelli può davvero vincere il titolo?

"Sì perché è solido e in questo momento la Mercedes è largamente la macchina migliore. Poi a me piacerebbe, da ferrarista, vedere un Leclerc in grado di lottare con la Freccia d’Argento. Ed è un peccato sentir dire che per colpa dei regolamenti uno come Verstappen a fine stagione potrebbe chiudere con i Gran Premi. Spero ovviamente non accada. Ma questo non dipende da Kimi, ovviamente".

Barilla, in oltre settant’anni l’Italia della velocità al volante non ha mai trovato un erede di Ciccio Ascari. Sarà Antonelli a sfatare il tabù?

"In effetti sembra quasi una maledizione! Se guardo indietro, anche all’epoca in cui facevo il pilota, ricordo tanti che ci hanno provato…"

"Eh, sì. Forse il campione che più ci è andato vicino, al Sacro Graal, è stato Michele Alboreto, nel 1985 con la Ferrari del Vecchio. Anche Elio De Angelis aveva un gran talento. Ma sa cosa mi sorprende?"

"Beh, è curioso sia stato uno come Toto Wolff, che italiano non è, a credere e a scommettere su Kimi, quando ancora era un bambino. Un tempo non sarebbe accaduto".

Il ragazzo lo sta ripagando con gli interessi.

"Sicuro, anche se mi sa che Russell non sia poi così entusiasta dell’operazione…"

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