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Prato ricomincia da tre: il nuovo sindaco è anche il vecchio. La città volta pagina (Ma l’affluenza crolla)

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Un momento del Capodanno cinese a Prato, espressione della grande comunità asiatica. A sinistra Ilaria Bugetti e Matteo Biffoni ai tempi del primo passaggio di consegne in Comune, nel 2024

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Prato, 31 maggio 2026 – All’occhio di chi guarda e passa, la stravittoria del ‘Biffo’ potrebbe parlare di una Prato che inquadra il futuro nello specchietto retrovisore. E nel paradosso c’è quel tanto di verità che non sfugge al marmoreo Datini, più severo del solito, a guardia del Palazzo Comunale con l’orecchio a prendere le prime parole del neoeletto per la terza volta sindaco Matteo Biffoni (di casa Pd).

È lui che a scrutinio ancora caldo alza lo scudo: «Non parlate di Biffoni-ter perché, questo, è il primo mandato di una nuova stagione». E ne ha bisogno, Prato, di una nouvelle vague. Ha fame di futuro quel territorio che non è una provincia qualunque spalmata su una Piana industriale. Dopo un anno affogato in una centrifuga d’inchieste, le elezioni si sono affacciate che ancora la politica non s’era riavuta. E se il centrosinistra in formato campo largo si è blindato con l’usato sicuro di Biffoni (recordman da 22mila preferenze alle Regionali), il centrodestra è imploso tra mille faide.

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Gianluca Banchelli (Fratelli d’Italia) lo candidano tardi e lo lasciano solo; è lui stesso ad alzare la mano dopo la batosta. Non c’è ricambio di classe dirigente. L’affluenza non è mai stata così bassa: quasi un pratese su due ha preferito girare i tacchi. «Io unnò votato, tanto........

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