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Civici, social e riformisti. La politica oltre i partiti. Ma la fanno gli avatar

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23.03.2026

A sx Margherita Civica, "cittadina digitale riformista". A dx Francesca Giubelli, influencer e attivista politica a Roma

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Roma, 23 marzo 2026 – L’altro giorno Margherita è stata impietosa con il governo Meloni. Ha elencato "tre anni di promesse, tre anni di flop". Ha dato voce sui social a un’opposizione che già guarda a quando si dovrà votare e presentare l’alternativa al centrodestra. "Su quale promessa vi sentite più presi in giro? Parliamone nei commenti", dice ai suoi – al momento non tantissimi – follower. Perché Margherita, che di cognome fa Civica, sui social è sbarcata da pochissimi giorni. Ed è possibile incrociarla solo lì, in realtà.

Margherita Civica, nome sagace che dovrebbe aver già fatto scattare un campanello d’allarme al lettore più avvezzo alla storia politica recente del nostro Paese, è infatti "la prima cittadina digitale riformista", come l’ha definita colui che l’ha lanciata, cioè Matteo Renzi. Un’avatar del civismo, rinnovamento virtuale dell’attivismo politico alla ricerca di menti e idee nuove.

Ma Margherita è in ottima compagnia. All’estero lo fanno già da parecchio tempo: l’intelligenza artificiale usata come strumento per la propaganda politica, per accattivare potenziali elettori, per svecchiare il linguaggio. In Italia, prima di Margherita Civica – digitale più che 4.0 – esattamente un anno fa a Taranto un gruppo di professionisti della comunicazione ha lanciato la prima candidata sindaca creata con l’intelligenza artificiale. Candidata netta e diretta, Anna Luce D’Amato, che così si presentava alla città dell’Ilva: "Un sindaco vero. Per Taranto".

La chiave di volta, anche al netto della new entry renziana Margherita, è che la nuova politica non è partitica. Si creano profili di professionisti che si dedicano alla cosa pubblica perché ci credono. Civici, ma virtuali. Virtuali, ma civici. La caratteristica è proprio quella di parlare la stessa lingua della gente comune, ma senza sfociare nel turpiloquio dei vaffa e della retorica anticasta. Civili, oltre che civici. Ma non per questo rinunciano a dire ciò che la melliflua propaganda dei professionisti della politica spesso tace.

Così, per esempio, nella Capitale la scena politica (e non solo) è stata scossa dall’arrivo di Francesca Giubelli, la prima influencer virtuale italiana ufficialmente riconosciuta da Meta (cioè Facebook, Instagram, WhatsApp), già scesa in campo con la sua Alleanza italiana, partito fondato nel 2024. Il primo simbolo recitava “Ai x Roma“. Anche se la “x“ sui social era sostituita da un cuoricino: Francesca, star dei social, promette, in vista del voto comunale del 2027, quando secondo la sua biografia non avrà neanche 30 anni, "coraggio, visione e tecnologia". Prima era solo un punto di riferimento per chi esplora il rapporto tra intelligenza artificiale e cultura digitale. Ora, come Anna Luce, come Margherita, è un’altra anticipazione di futuro.

Anna Luce, Margherita, Francesca. Tutte donne. Purché non restino solo nel mondo del civismo virtuale, visto che a 80 anni dalla conquista del diritto di voto solo il 35% delle donne in Italia occupa ruoli politici nelle amministrazioni locali. Cioè dove si forma il civismo non virtuale.

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