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"Spegnete gli adulti": la provocazione del professor Matteo Lancini su genitori, social e ipocrisia

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30.06.2026

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Ogni generazione ha avuto la sua tecnologia da temere. La radio corrompeva i costumi, la televisione rimbecilliva i cervelli, i videogiochi rendevano violenti. Eppure eccoci qui. Solo che questa volta lo smartphone è in tasca già a dieci anni, i social sono sempre accesi, l'intelligenza artificiale fa i compiti al posto nostro. E allora forse qualcosa è davvero cambiato. O forse no.

Per capirlo, a "Tech Talks", il vodcast di QN – Quotidiano Nazionale dedicato alla tecnologia, abbiamo invitato qualcuno che i ragazzi di oggi non si limita a studiarli: li ascolta, ogni giorno, davvero. Il professor Matteo Lancini, psicologo e psicoterapeuta, presidente della Fondazione Minotauro di Milano, è tra le voci più autorevoli in Italia sull'adolescenza contemporanea. E quello che ci ha detto ribalta quasi tutto ciò che siamo abituati a pensare.

Un corpo cresciuto online, per ordine degli adulti

Il punto di partenza spiazza subito. Il mondo interiore dei ragazzi, dice Lancini, non è cambiato a causa degli smartphone e dei social. Smartphone e social si sono diffusi in una società che era già cambiata. L'errore, comodissimo perché tranquillizza gli adulti, è trattare internet, lo smartphone e l'intelligenza artificiale come fossero un oggetto, dimenticando come famiglia e scuola li hanno utilizzati dentro un mondo già trasformato.

E qui arriva l'immagine più forte di tutta la conversazione: "Il corpo dei nostri figli è sotto sequestro". Ma non per colpa dei social o dei videogiochi. È sotto sequestro da prima, da quando hanno cominciato a comparire i cartelli "Vietato il gioco del pallone", da quando la comunità educante fatta di strade e cortili ha iniziato a sgretolarsi. Internet ha solo ampliato un processo già in corso. Il vero problema è una società profondamente individualista, in cui i figli sono stati costretti a crescere dentro la rete invece che nei giardini e nei cortili.

Lancini lo racconta con la voce di chi quei cortili li ha vissuti. È cresciuto giocando in strada a undici anni, in scuole dove "il........

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