Viaggio nel campus Aruba, il data center più grande d’Italia: il cuore segreto di server dove nascono le risposte dell’AI
Giancarlo Giacomello, responsabile Data Center e Colocation di Aruba, nel data center di Ponte San Pietro (Bergamo)
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Ponte San Pietro (Bergamo) – Veder apparire il prezzo del vestito sul monitor della cassa del negozio dopo aver passato il codice a barre sotto lo scanner. Scattare una foto al vestito, una volta acquistato, senza porsi il problema di salvarla nella memoria dello smartphone perché è ovvio che ci resti. Pubblicare quella foto sui social quando lo si indossa per la prima volta. Chiedere a ChatGpt o Claude di rendere più accattivante quella foto quando scocca l’ora di rivendere il vestito su Vinted. Rispondere in mail o chat all’acquirente, deciso a restituire il vestito perché in foto pareva meglio. Rimborsarlo tramite home banking. Guardare un film in streaming per scordarsi l’affare sfumato.
Nulla di tutto questo sarebbe possibile se intorno alle nostre città non ci fossero i Data Center.
È proprio ad un Data center che lo scanner della cassa invia le informazioni dell’etichetta perché siano tradotte in un prezzo. È in un Data Center che risiede e lavora il cloud che archivia le foto nello smartphone perché siano sempre pronte all’uso. Passa da un Data Center quello che vediamo sui social e che movimentiamo sul conto corrente on line. È di nuovo il Data Center a consentire a ChatGpt e all’intelligenza artificiale di essere generativi. Di generare foto accattivanti.
Ancora, l’attimo di attesa che precede l’inizio dello streaming del film, l’attimo in cui sullo schermo appare quella rotellina che gira su se stessa, è l’attimo che serve perché da un Data Center arrivi l’input per la trasmissione.
E allora, a proposito di film, parafrasando il Jep Gambardella de “La grande bellezza“, la più consistente scoperta che si fa subito dopo esser stati in un Data Center è che i primi produttori di informazioni da immagazzinare, elaborare e restituire siamo noi stessi. Noi, con le abitudini, le scelte e le attività che scandiscono la nostra quotidianità. Dialoghiamo inconsapevoli, e a distanza, con i Data Center tramite quei server che teniamo in mano ogni giorno: gli smartphone.
Senza avere autonomia: se qualcuno decidesse di spegnere i Data Center, non saremmo in grado nemmeno di costringere i robot lava-pavimenti a fare il loro dovere.........
