L'esplosione, la nube, il silenzio: cosa successe il 26 aprile 1986
La sala di controllo della nuova area di confinamento sopra il quarto reattore della centrale nucleare di Chernobyl (Ansa)
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È la notte tra il 25 e il 26 aprile 1986 e nella sala controllo della centrale nucleare V.I. Lenin di Chernobyl, attiva da nove anni a circa 160 km da Kiev, è in corso un test di sicurezza. I tecnici vogliono verificare se, in caso di interruzione improvvisa di corrente, la rotazione residua delle turbine possa fornire abbastanza elettricità da far funzionare le pompe di raffreddamento per il minuto necessario ai generatori di emergenza ad accendersi. Per eseguirlo, è necessario disattivare i sistemi automatici di emergenza e abbassare la potenza del reattore: il numero 4. Ma la potenza si abbassa troppo e troppo in fretta, e nel tentativo di recuperare vengono estratte le barre di controllo – quelle aste metalliche che, inserite nel nocciolo, assorbono la reazione a catena e la tengono a freno. Scattano gli allarmi e un operatore, alle 1.23, tenta il tutto per tutto premendo il pulsante di spegnimento d’emergenza che fa rientrare tutte le barre in pochi secondi e bloccare la reazione. Invece la potenza s’impenna, il nocciolo si surriscalda e il resto è (drammatica) storia.
La prima esplosione, di vapore, scaglia in aria il coperchio d'acciaio e cemento di oltre mille tonnellate che sigillava........
