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Quel paese ha un’unica abitante: la favola di Yiyun Mao a Lucignano d’Asso, che a ottobre va in letargo

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11.03.2026

Yiyun Mao, cittadina cinese di 36 anni originaria della magalopoli Shangai, è l’unica residente fissa a Lucignano d’Asso

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Lucignano d’Asso (Montalcino), 11 marzo 2026 – Shanghai ha oltre 25 milioni di abitanti, Lucignano d’Asso ne ha uno, di abitanti. E l’unica persona che vive nel piccolissimo centro abitato, divinamente posizionato tra la Val d’Orcia e le Crete Senesi, è nata, è cresciuta, si è laureata nella megalopoli cinese. Sembra che il mondo, in questo momento dominato dal caos, si sia divertito a scrivere una favola tanto paradossale quanto perfetta, tendendo un incredibile elastico, lungo oltre novemila chilometri, tra una delle città più popolose del globo e il borgo che meno di così non può essere abitato.

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La solitudine di Yiyun

Quando gli operai, al termine della giornata di lavoro, lasciano i cantieri e gli uffici e le reception chiudono, a rimanere, sola, a Lucignano d’Asso, frazione del comune di Montalcino, è Yiyun Mao («Come Mao Tse-tung – dice in perfetto italiano – non è un nome molto diffuso in Cina, ma non so se siamo parenti»), 36 anni, laureata in economia a Shanghai, specializzata in business internazionale, ora abitante all’ingresso del paesino, in un piccolo appartamento, probabilmente usato in passato come foresteria dai cacciatori che frequentavano la locale azienda faunistico-venatoria, che riflette perfettamente la sua natura.

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In giro per il mondo, poi si ferma a Lucignano

In una sinfonia di tessuti dai colori tenui (che tinge personalmente, utilizzando vecchie stoffe di recupero e solo ingredienti naturali come the, cipolla o avocado), in un ordine fatto di semi, sassi, lini e altri piccoli oggetti e accessori, riportati dai suoi viaggi, da due anni e mezzo Yiyun conduce la propria esistenza. «Non ho mai amato l’economia né fatte esperienze nel business – racconta –, sono stata sempre interessata all’arte e alla letteratura. Così ho cominciato a viaggiare, prima mèta la Francia, a Parigi ho lavorato da tirocinante per un marchio del lusso, poi, part-time, per un’agenzia di viaggi, ma ero attratta da Firenze dove, per tre mesi, ho studiato l’italiano. A settembre 2016 mi sono trasferita in Italia, a Milano, ho lavorato per un anno alla sede di WeChat, poi in uno studio di architettura, facendo comunicazione, infine, da amante di questa bevanda, ho aperto una sala da thè, in zona Brera, che ho tenuto per quasi tre anni. Era bello il rapporto con gli ospiti, mi sono creata amicizie che tuttora coltivo ma, a un certo punto, mi sono resa conto che non ne potevo più della città, ho sentito la chiamata della natura». «Nel 2021 un’amica argentina, architetto – prosegue il racconto di Yiyun – mi ha invitato nella sua casa di San Quirico d’Orcia, ho visto Siena; l’anno successivo mi ha lasciato l’appartamento per un mese, ho conosciuto la Val d’Orcia, ho scoperto Lucignano e ho capito che volevo stare qui. ‘Io voglio vivere qui’, mi sono detta, ho sempre seguito l’intuito, mi ha guidato bene anche stavolta».

In sintonia con l’ambiente

Figlia unica («all’inizio i miei genitori non erano così aperti, poi hanno accettato questo stile di vita, non sono ancora venuti a trovarmi ma ora mia mamma è felice se sa che sono contenta»), Yiyun rappresenta una sorta di incarnazione dell’armonia, sembra essere in perfetta sintonia con l’ambiente che la circonda, quasi come se ne fosse una parte, senza enfasi ma, al contrario, con estrema leggerezza.

“Quando la mattina mi alzo, la prima cosa che faccio è salutare il monte Amiata dalla finestra della mia camera. L’impressione è la stessa che darebbe affacciarsi dall’oblò di un’imbarcazione in navigazione sulle onde, rappresentate dalle colline che mi separano dalla montagna: qui ho sempre avuto la sensazione di essere in viaggio, fluttuante sulle colline”. Poi però Yiyun guida la macchina (“ho imparato sulle strade bianche”, dice), va al supermercato a fare la spesa, alla fiera dell’antiquariato ad Arezzo, a comprare le stoffe che poi lavora e ricama, ogni tanto al mercato settimanale di Montepulciano, sa a quali contadini rivolgersi per le uova e la verdura, ha lavorato come fotografa (altra sua passione), per l’azienda Borgo d’Asso (550 ettari, produzione di vino, pasta, olio, legumi, certificati bio, e proprietaria di circa metà borgo, trasformato in residenze per le vacanze), ora collabora con famiglie che le chiedono di cucinare piatti italiani e cinesi. “Consumo poco, non ho bisogno di tanto, ho trovato un mio equilibrio, sono autosufficiente”.

Né televisione né radio

Non ha la televisione né la radio (e neanche l’orologio, ma cellulare e pc sì, con la connessione a internet), non si informa, nel senso proprio del termine, “ma se mi capita di leggere un giornale o una notizia non la rifiuto”. Yiyun, ha paura a stare da sola? “No, non ho paura, la notte esco anche a guardare le stelle. D’inverno vado via per un mese, sono già stata due volte in Egitto e una in Corsica, d’estate arrivano i turisti, cambia lo spirito del paese, mi piace ugualmente”.

"Non sono un’eremita”

“Non sono un’eremita – tiene a precisare – coltivo normali relazioni umane, ricevo viste; semmai conduco una vita quasi monastica, nel senso che dedico molto tempo a guardare a me stessa, ad analizzarmi. Perché sto qui? Per la bellezza, questo è un luogo incontaminato, puro, la trovo ogni giorno e questo è prezioso. Esco a camminare, mi fermo a guardare un fiore che il giorno prima non c’era, sento il cambiamento anche durante le stagioni, ogni giorno è diverso da un altro, anche solo il respirare. L’Italia mi ha educato sotto molti profili, mi ha fatto crescere nella sensibilità – prosegue Yiyun –, la vita mi ha portato qui, qui la posso godere, sento che sono a casa mia. Mi sento voluta bene, ringrazio Lucignano d’Asso che mi permette di stare qui”.

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