Insulti volgari e violenti alla premier dalla tv russa. Meloni replica: “Non abbiamo padroni”
Il ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani, 72 anni
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Roma, 22 aprile 2026 – Union sacrée patriottica contro lo sproloquio propagandistico dell’anchorman russo putiniano Vladimir Solovyov. Sconosciuto in Italia, ma settimanalmente nella top ten di Mosca, l’arcigno conduttore di Russia-1 – principale canale pubblico – ieri ha ricoperto la premier Giorgia Meloni di improperi dal microfono della propria trasmissione Polnyj Kontakt (Full Contact) in americanissimo stile Larry King, anche se senza le caratteristiche bretelle. Parole pronunciate in parte in italiano (appreso sui rami del Lago di Como) e in parte in russo, che hanno suscitato la reazione sdegnata di tutto l’arco parlamentare – dalla leader dem Elly Schlein a quello 5 Stelle Giuseppe Conte – e il richiamo all’ambasciatore russo da parte del ministro degli Esteri Antonio Tajani.
“Vergogna della razza umana” scandisce in italiano Solovyov, avviando una sequela di offese irripetibili, sessiste e offensive. Eppoi in russo: “Questa Meloni, fascista, che ha tradito i suoi elettori – insiste l’anchorman –. Tradimento è il suo secondo nome. Ha tradito Trump, al quale aveva precedentemente giurato fedeltà”. Un’esibizione ispirata alla ricollocazione euro-centrica rimproverata all’Italia meloniana rispetto al fallito tentativo di mediazione tra l’Europa a guida popolar-socialista (con simpatie per le politiche di austerity e respingimento degli stranieri della destra italiana) e l’America trumpiana. Per quanto la posizione filo-ucraina e anti-russa di Meloni non sia mai stata in discussione. Il che a maggior ragione lascia pensare che il tema del contendere riguardi proprio il rapporto tra Roma e Washington.
E la premier? Non ha tardato a replicare: “Per sua natura, un solerte propagandista di regime non può impartire lezioni né di coerenza né di libertà. Ma non saranno certo queste caricature a farci cambiare strada. Noi, diversamente da altri, non abbiamo fili, non abbiamo padroni e non prendiamo ordini. La nostra bussola resta una sola: l’interesse dell’Italia. E continueremo a seguirla con orgoglio, con buona pace dei propagandisti di ogni latitudine”.
Sia come sia, tutto l’arco parlamentare si è prodigato in attestati di solidarietà alla premier rispetto al “proditorio” attacco dell’anchorman russo. Prima, e più notata, tra tutti la segretaria del Pd Schlein, che dichiara “inaccettabili” le accuse “sessiste” nei riguardi della premier: “Ancora una volta vorremmo ricordare al regime russo e ai suoi corifei – la butta in classicismi la leader dem – che chi insulta i rappresentanti delle istituzioni italiane offende l’intero Paese, e noi non lo accettiamo”. Un intervento che, dopo quello pronunciato nell’Aula di Montecitorio in difesa delle istituzioni e della premier rispetto agli attacchi di Trump, viene immediatamente interpretato come ulteriore certificazione della legittimazione reciproca tra le principali contendenti delle prossime elezioni; sebbene a legge elettorale vigente rimanga affatto arduo che una delle due possa davvero prevalere.
Anche il leader 5 Stelle Giuseppe Conte questa volta si prodiga in difesa della premier: “Esprimo la mia solidarietà alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni per le inqualificabili e volgari offese personali che le sono state rivolte dal conduttore russo”, manda a dire. E sulla stessa lunghezza d’onda si esprime tutto l’arco parlamentare. Mentre il ministro degli Esteri ha convocato l’ambasciatore russo per porgere le ovvie rimostranze di Roma.
Con il governo italiano Solovyov ha il dente avvelenato non solo per motivi di propaganda di Stato. Al celebre conduttore tv russo Roma ha sequestrato sin dal 2022 due ville sul Lago di Como dal valore complessivo di otto milioni di euro. E qualcuno le ha pure vandalizzate, appiccando un incendio e scrivendogli sui muri “killer”. Solovyov, infatti, prima ancora che un anchorman è un oligarca legato a doppio filo al presidente Vladimir Putin, che l’ha ricoperto di onorificenze di Stato in stile vecchia Urss.
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