Il politologo Campi: “Giorgia Meloni può rimodulare la sua proposta politica”
Il politologo Alessandro Campi
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Roma, 14 aprile 2026 - Professor Alessandro Campi, politologo dell’Università di Perugia, quali riflessi può avere il voto ungherese sul centrodestra italiano?
“Sospetto che alla premier Meloni in fin dei conti non dispiaccia troppo la vittoria di Magyar: rimuove un equivoco e rappresenta un’occasione per rimodulare la proposta politica. Meloni ha assunto non da oggi una linea europeista nient’affatto sdraiata su Orbán e su questo si è costruita una credibilità”.
La vittoria di Magyar non rianima le tentazioni centriste di larghe intese?
“Penso che la coesione del centrodestra rimanga solida e che chiuderà la legislatura, al di là degli screzi che in questo momento potrebbero verificarsi specie da parte di Forza Italia. D’altronde Meloni non può fare come se nulla fosse successo. La sconfitta referendaria è un’impasse forte, anche se tutt’altro che irreparabile. Serve una ripartenza”.
“Partendo dal contesto economico e internazionale. È probabile che le prossime elezioni si decideranno su questo. Dando risposte convincenti, non dico risolutive, puoi dare l’impressione ai tuoi elettori di aver fatto il possibile per arginare la crisi”.
L’austerity del ministro Giorgetti non basta più…
“Intanto vanno tenuti sotto controllo i conti. E, checché ne dicano le opposizioni, gli interventi sulle accise sono serviti. Ma sono provvedimenti congiunturali. Il problema è cosa può accadere. A prescindere dalla crisi del Golfo, servono risposte di sviluppo per un Paese che si percepisce ed è in difficoltà”.
Meloni si è illusa del vantaggio per la divisione del centrosinistra?
“È quel che sto dicendo. Non puoi pensare di affrontare solo il tema della sicurezza, generando ansia nei corpi sociali su allarmi per altro non suffragati dai numeri. Devi giocare su altri campi. Il primo è quello economico-sociale, rilanciando l’economia e il sostegno alle famiglie. Che sarebbe anche un modo per spiazzare la sinistra”.
E l’incognita delle crisi internazionali?
“Non credo sia un punto di debolezza, ma di forza. A causa dell’insicurezza del contesto internazionale, gli elettori valuteranno la stabilità. E nessun si sentirà più rassicurato da Schlein o Conte a palazzo Chigi. Meloni si è ritagliata uno spazio importante”.
Date anche le accuse a papa Leone, Trump non è una palla al piede?
“Quella di Trump è una retorica anti-ideologica esternata in modo quasi situazionista. Essendo arrivati a un punto di rottura culturale, la premier l’ha giustamente censurato. A maggior ragione essendosi già dissociata sulla scelta bellicista in Iran, condotta in modo scriteriato”.
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