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Fratoianni: “Errore fatale parlare di primarie. I 15 milioni di No non sono tutti voti nostri, ma indicano un’agenda”

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26.03.2026

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Roma – Un “errore fatale parlare ora di primarie”, sostiene il segretario di Sinistra Italiana e partner di Avs, Nicola Fratoianni. Esortando invece a concentrarsi sulla definizione programmatica della “coalizione costituzionale” suggerita dal No al referendum.

Che c’è di così nefasto nel parlare di primarie?

"Che elude la domanda del voto referendario e ciò che lo ha segnato. A cominciare dalle giovani generazioni precarie, sottopagate, sfruttate, costrette alla fuga all’estero in attesa che la politica restituisca loro una speranza, assumendosi il coraggio e l’onere di una proposta di cambiamento”.

Non è stato solo un No giovane comunque…

"Bisogna partire dalla consapevolezza che quei 15 milioni non sono tutti voti nostri, automaticamente trasferibili alle elezioni. Avendone contezza, penso che anzitutto il centrosinistra e le opposizioni dovrebbero riunirsi, dare stabilità al profilo della coalizione e la cornice programmatica”.

Quale profilo di coalizione intanto?

"Quello indicato dal No, appunto. Sapendo che non sono tutti voti nostri, ma indicano un’agenda: la difesa e l’applicazione della Costituzione. Pari dignità sociale, eguaglianza davanti alla legge, rimozione degli ostacoli che impediscono lo sviluppo della persona, rifiuto della guerra, diritto universale alla salute, proporzionalità della retribuzione...”.

Una coalizione costituzionale insomma?

"Mi parrebbe una buona base”.

"C’è un cuore costituito da Pd, Avs e M5s definito dalla convergenza su questioni e battaglie cruciali. Ma non sono certo io a porre veti, avendone semmai subiti invano. Per vincere servono l’ambizione e il coraggio e di una proposta politica aperta, riconoscibile come alternativa culturale e programmatica. Ce ne sono le condizioni, a partire dalle proposte esistenti”.

"Il salario minimo, che da inizio legislatura è stato un terreno di mobilitazione comune a partire dai 9 euro e oggi, dopo tre anni, è una bandiera che va aggiornata alla luce del costo della vita”.

"Undici euro almeno. Decidere come alzare gli stipendi, in attuazione della dottrina costituzionale sulla proporzionalità retributiva, risponderebbe in parte alle istanze referendarie”.

E sulle controverse questioni di politica internazionale?

"Il nodo non è la politica internazionale. Dalla Palestina e Gaza al Venezuela e l’Iran, siamo tutti d’accordo sulla necessità di una politica di difesa Ue. Resta la guerra in Ucraina e la ricerca di una soluzione che non può essere militare ma solo diplomatica, senza indulgenza su Putin. Intorno a questo penso si possa realizzare una convergenza”.

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