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Di Pietro: “Voto Sì, più indipendenza per i magistrati. Sarà la fine dell’amichettismo”

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27.02.2026

Antonio Di Pietro con Piercamillo Davigo, Gherardo Colombo e Francesco Greco ai tempi del pool di Mani Pulite

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Roma – Come la devo chiamare? Senatore, ministro o dottor Antonio Di Pietro, come ai tempi di Mani pulite?

“In questo momento sono un cittadino, impegnato nella Fondazione Einaudi, unitamente ad altri per il Sì al referendum. E un testimone informato sui fatti di quel che accade nei palazzi di giustizia da 50 anni, avendo anche fatto il commissario”.

“Dopo 30 anni in cui ho visto disattese le speranze di soggetti e parti offese che cercavano nella magistratura un punto di riferimento della certezza del diritto, ancora non sento un’autocritica da parte di ex colleghi che troppo spesso hanno trasformato il principio cardine: cercare l’autore del reato e non qualcuno che abbia commesso reati”.

Dopo 30 anni in cui ho visto disattese le speranze di soggetti e parti offese che cercavano nella magistratura un punto di riferimento

Non che a suo tempo abbiate lesinato carcerazioni preventive...

“Non confondiamo il grano col loglio. Individuavamo un reato e scoprivamo chi l’aveva commesso. Ogni volta che ho chiesto una misura cautelare era per l’esigenza specifica di preservare dall’inquinamento delle prove, tanto è vero che erano di pochi giorni. Altra cosa è la degenerazione delle inchieste per cui si individua un soggetto, politicamente esposto, e si cercano di costruire ipotesi accusatorie pescando a strascico sia colpevoli che tanti innocenti. Preferisco uno Stato di diritto con qualche delinquente fuori che uno Stato di polizia con tanti innocenti dentro”.

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Cosa intende quando dice che Mani pulite non è stata fermata dalla politica, ma dallo stesso potere giudiziario?

“Ho risposto a un’affermazione del collega Colombo, secondo cui con questa riforma l’inchiesta sarebbe stata fermata prima. Posto che l’inchiesta era e sarà possibile ieri, oggi e domani ai sensi dell’ordinamento, ho chiosato che finalmente ha riconosciuto che siamo stati fermati. Mani pulite è figlia di “Mafia e appalti“, a sua volta fermata. Con la differenza che in Sicilia sono stati ammazzati dalla criminalità mafiosa, a Milano siamo stati delegittimati. Che è la morte civile. Non aggiungo altro. Quel che avevo da dire l’ho detto nelle opportune sedi”.

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Nessuna rivalsa quindi nel suo sì a una riforma contestata da tanti ex colleghi?

“Il mio Sì non è contro, ma per una magistratura più autorevole, indipendente, autonoma. Rifuggo e mi amareggia che i miei ex colleghi diano in pasto all’opinione pubblica il falso presupposto che questa riforma mini l’indipendenza della magistratura, come faceva quella di Berlusconi, che ho avversato. Questa riforma non solo mantiene intatta l’autonomia e l’indipendenza nei confronti dell’esecutivo, ma taglia il cordone ombellicale del rapporto di amichettismo che finora ha informato carriere e sanzioni disciplinari. È la logica conseguenza del sistema accusatorio, per cui le parti devono stare davanti a un giudice terzo”.

Il mio Sì non è contro, ma per una magistratura più autorevole, indipendente, autonoma

In che modo la divisione dei Csm lo garantirebbe?

“Facciamo a capirci. Delle due fasi del processo, una è il dibattimento e l’altra è l’indagine, in cui ci sono pm e gip, uno che cerca reati e l’altro che deve verificare che non ci siano errori. In quel momento non c’è un triangolo con al vertice un giudice terzo. Proprio il fatto che ci siano tanti assolti nel dibattimento, come obiettano i sostenitori del No, è la riprova che il gip doveva fare filtro anziché rimandare al dibattimento. Non c’è niente da fare: servono due Csm. Mi pare naturale che l’arbitro non faccia parte di nessuna delle due squadre”.

E il sorteggio dei componenti?

“Riguarderà chi ha vinto un concorso ed è già competente e capace di decidere sul destino di persone in un organismo che non è di rappresentanza, ma di garanzie dei cittadini. E dovrà essere attuato attraverso la legge, che non può non rispettare i principi costituzionali”.

Il sorteggio? Riguarderà chi ha vinto un concorso ed è già competente

Non teme, insomma, i propositi interventisti espressi da esponenti di governo?

“Anzitutto i governi e le maggioranze passano e le regole costituzionali restano. In secondo luogo, la matematica non si discute: che nei Csm i 10 membri laici possano essere più dei 20 togati mi pare arcano”.

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