Charlie Kirk, Melissa Hortman e ora Trump: se la violenza avvelena il dibattito politico
Il presidente statunitense Donald Trump con la vedova dell'attivista Charlie Kirk, Erika (Ansa)
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Roma, 26 aprile 2026 – È facile, perfino banale, osservare l’aumento materiale del ricorso alla violenza estrema nel dibattito politico statunitense degli ultimi anni: dalle martellate in testa al marito di Nancy Pelosi ai due precedenti attentati a Donald Trump (questo è il terzo), passando per l’assassinio della deputata democratica del Minnesota Melissa Hortman, l’incendio della casa del governatore della Pennsylvania Josh Shapiro (“odio”, secondo le dichiarazioni dello stesso attentatore, in difesa del “popolo palestinese”) e naturalmente l’assassinio dell’attivista di destra Charlie Kirk.
E sarebbe facile derubricarlo a specialità americana: la facilità dell’accesso alle armi e la frequenza delle sparatorie a scuola, i precedenti più che abbondanti (Lincoln, Garfield, McKinley e JFK, più tutti........
