Israele vuole andare fino in fondo in Libano. Civili uccisi in massa, caschi blu colpiti: il prezzo della strategia di Netanyahu
Beirut, macerie dopo un attacco israeliano (Ansa)
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Roma, 17 marzo 2026 – Gli Stati Uniti e Israele si sono divisi equamente i compiti secondo una strategia precisa, spietata, definitiva: neutralizzare una volta per tutte le “forze del male”. L’esercito di Donald Trump si prende cura di Teheran con una pioggia di fuoco dal cielo, quello di Bibi Netanyahu idem in Libano con l’aggiunta di una invasione di terra per creare una ulteriore zona di cuscinetto tra il territorio israeliano a nord e Hezbollah. E’ il tandem della guerra che ha mandato in scena una manovra a tenaglia. Entrambi hanno comunque la finalità di mettere in ginocchio una volta per tutte i rispettivi obiettivi. Tabula rasa e non se ne parli più. Le due operazioni, di fatto collegate, ad oggi risultano più complicate di quanto gli strateghi militari hanno programmato a tavolino disegnando delle righe sulle mappe. Mentre Trump fatica ad uscire dalle complicazioni del blocco dello stretto di Hormuz, gli israeliani avanzano nel sud del Libano con grande fatica e facendo pagare un alto prezzo ai civili, un milione dei quali sfollati chissà dove per evitare di essere coinvolti negli scontri e nella pioggia di missili e droni.
I morti dall’inizio dell'offensiva sono già 850, i feriti oltre 2mila. L'esercito israeliano al termine di una giornata di lento ma continuo avanzamento annuncia che sta "conducendo una campagna contro Hezbollah, durante la quale sono stati eliminati finora più di 400 terroristi, tra cui alti esponenti dell'organizzazione". Parole del capo di Stato maggiore, generale Eyal Zamir, durante una visita al Comando Nord. Il problema è che nell’area invasa dagli israeliani ci sono anche le forze armate Unifil, italiani compresi, costrette a rimanere più nei bunker che alla luce del sole. Detriti di un drone abbattuto nelle ultime ore sono finiti sulla base italiana dei Caschi blu a Shama, la cui missione nata in periodo di pace, o almeno di tregua, si trova adesso in piena guerra.
L’Idf non scherza, vuole andare fino in fondo. Stesse parole e stessa linea degli States in Iran. "Siamo determinati a intensificare l'operazione fino al raggiungimento di tutti i nostri obiettivi. Allo stesso tempo, stiamo rafforzando le nostre difese e aumentando il personale del Comando Nord. Hezbollah è attualmente impegnato in una lotta per la sopravvivenza, sta pagando un prezzo altissimo per essere entrato in guerra e la pressione a cui è sottoposto non farà che aumentare", ha assicurato il generale Zamir, specificando che le "operazioni di terra limitate e mirate" nel Libano meridionale, annunciate quella stessa mattina, erano iniziate due settimane prima.
E ancora: “L'Iran è il principale teatro operativo. Indebolire il regime e le sue capacità indebolirà l'intero asse radicale e, di conseguenza, l'organizzazione terroristica Hezbollah. La campagna contro il Partito di Dio costituisce un altro fronte centrale. L'impatto delle misure adottate per indebolire il regime radicale in Iran si ripercuote anche sulla campagna condotta contro le milizie libanesi". E il governo di Beirut che fa? Missing in action, disperso in azione. Israele è intervenuto anche perché ha ormai constatato che il contrasto a Hezbollah da parte del governo ufficiale, che pure ha dichiarato illegali le operazioni delle milizie, è pressoché nullo. C’è qualche operazione di sequestro di arsenali di armi leggere insieme ai militari Onu, ma poca roba in tutto. Non ha la forza, e forse nemmeno la volontà di opporsi. Hezbollah in Libano fa quel che vuole e Tel Aviv adesso ha detto basta, il problema va risolto una volta per tutte, mentre gli Usa tentano di applicare la stessa formula in Iran.
Israele definisce l’operazione di terra in Libano “limitata e mirata”. Ma il ministro della Difesa Israel Katz è intervenuto dichiarando che si tratta di “una manovra più ampia (l’avevamo capito ndr), mirata a interrompere il fuoco, rimuovere le minacce e proteggere i residenti della Galilea e del nord di Israele". Ha poi precisato che “centinaia di migliaia di residenti sciiti del sud del Libano evacuati non torneranno a sud del fiume Litani fino a che non sarà raggiunto l'obiettivo”. Katz ha aggiunto che il leader di Hezbollah, Naim Qassem, si sta nascondendo sottoterra.
Di fatto questa è la terza guerra del Libano, dopo il conflitto del 2006, chiamata anche seconda guerra israelo-libanese, seguita alla prima del 1982. Nel 2006 è durata 34 giorni in seguito a un'operazione militare su vasta scala attuata dall'esercito. Oggi siamo quasi al replay.
Secondo l’analisi di Bernard Selwan Khoury, direttore di Cosmo (Center for oriental strategic monitoring), organismo di analisi geopolitica con sedi a Beirut e Roma, il "Partito di Dio necessita di un confronto con Israele anche per giustificare l’esistenza del proprio arsenale militare”. Khoury sottolinea inoltre che “dopo l’uccisione di Hassan Nasrallah il movimento avrebbe perso una leadership capace di mantenere una forte coesione interna. In questo scenario il comando operativo sarebbe oggi sempre più influenzato dai Pasdaran iraniani presenti stabilmente in Libano”. Sempre secondo il direttore di Cosmo, la nuova guerra rischia di interrompere il “fragile percorso di stabilizzazione" avviato dal Libano negli ultimi anni. Tuttavia una parte crescente della società libanese, inclusi alcuni settori della comunità sciita, sta iniziando a mettere in discussione le scelte strategiche di Hezbollah, percepite come funzionali al sostegno del regime iraniano più che agli interessi dello Stato”. Riflessione giusta, meglio tardi che mai.
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