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Dossier spiati, la falla nel sistema: “Dati e segreti blindati. Ma i soldi aprono ogni porta”

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22.04.2026

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Roma, 22 aprile 2026 – Le regole del gioco sono severe: chi maneggia informazioni riservate nel mondo in chiaroscuro dell’intelligence o delle forze dell’ordine è controllato a sua volta, spesso senza nemmeno saperlo. Eppure capita, come nell’inchiesta sui dossieraggi partita da Milano e sdoppiata a Roma, che il sistema venga bucato. Succede nelle migliori famiglie.

Si sa dove sono approdate le notizie riservate, ma bisogna capire da dove sono uscite. Il sospetto, tutto da verificare nell’inchiesta sui dossieraggi, è che molte delle informazioni coperte da segreto finite nelle mani della squadra Fiore siano filtrate da fonti di intelligence. Possibile? Quando, al di là del caso specifico, una talpa decide di trasgredire e vendere notizie per fini politici o per denaro, rischia grosso e deve essere molto abile, con furbizia da volpe e tenacia da lupo, perché ogni mossa è tracciata. E chi esce cede ogni credenziale di accesso a banche dati e fonti riservate.

I servizi segreti italiani e stranieri, oggi, utilizzano più o meno tutti la stessa procedura per evitare furti di notizie. “I vari settori o singoli operatori all’interno lavorano con un sistema a compartimenti per proteggere la filiera delle informazioni da utilizzate per un certo fine – spiega il prof Alberto Pagani, esperto di intelligence e docente di Storia del terrorismo – e solo a un livello superiore avvengono la condivisione e l’analisi complessiva dei dati. Il principio base è il need to know: anche se hai il nulla osta, vedi solo quello che ti serve per il tuo lavoro specifico. Il secondo principio è il need to share, ovvero devi condividere con altri solo ciò di cui hanno bisogno per il loro lavoro, e devi quindi capire cosa è necessario condividere e cosa non lo è. Inoltre, ogni ricerca su banche dati o accesso a informazioni riservate è tracciata”.

Quindi, se un analista lavora, per esempio, su Hezbollah, non sa cosa fa il collega che lavora sulla Russia. Sono principi, in vigore nel mondo degli 007 ma in parte validi anche per le forze dell’ordine. Eppure, da qualche parte, certe informazioni, soprattutto di carattere economico e personale, bucano lo scudo di protezione e, come nel caso della squadra Fiore, approdano dove non dovrebbero. La classificazione nell’intelligence è organizzata su più livelli: riservato, segreto, segretissimo. Ogni livello ha regole sugli accessi, su come stampare le informazioni, dove archiviarle. I sistemi informatici sono protetti: le reti sono isolate da internet, si chiamano air-gapped. Per spostare un file servono almeno un paio di autorizzazioni di livello superiore e ogni chiavetta Usb è tracciata.

Ogni accesso è registrato: si sa chi apre un file, cosa cerca, quando e in quale circostanza. Pure la carta non sfugge: ogni copia è numerata e inserita in un dossier specifico. Manca un foglio? Scatta l’allarme. Mail, telefonate di servizio e accessi ai database sono tracciati; gli algoritmi segnalano comportamenti anomali degli operatori se fanno ricerche al di fuori delle proprie competenze. E se emerge qualche ombra, parte un’inchiesta interna, con azioni di controspionaggio anti talpa.

“Anche lo Sdi, la banca dati delle forze dell’ordine, è sottoposto a controlli severi: è un sistema chiuso, accessibile solo da postazioni certificate e sotto osservazione – spiega ancora Pagani – e oggi i sistemi di controllo sulle informazioni riservate sono simili in tutto il mondo. Ma i meccanismi più severi sono in vigore negli Stati Uniti e in Russia, le due superpotenze che hanno i segreti maggiori da proteggere. E aggiungerei il Regno Unito. Eppure anche loro hanno subito infiltrazioni reciproche di agenti che hanno venduto informazioni sensibili. E per questo sono diventati più diffidenti”. E allora come mai in Italia spuntano dossieraggio utilizzati per fini politici o economici? Semplice: ogni sistema, per quanto sofisticato, non garantisce protezione al 100%. L’elemento umano riesce a dribblare la tecnologia quando ci sono di mezzo l’ideologia o il denaro.

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