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Mps, Lovaglio torna alla guida. Colpo di scena per il nuovo Cda

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15.04.2026

Luigi Lovaglio (a sinistra) e Pierluigi Tortora (sopra) che l’ha messo in lista

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Siena, 15 aprile 2026 – Luigi Lovaglio torna alla guida del Monte dei Paschi di Siena con i voti determinanti di Delfin, primo azionista con una quota del 17,5%, e di Bpm.

Un colpo di scena rispetto ai pronostici della vigilia dell’assemblea in programma ieri a Siena, che davano per favorita la lista del cda, che partiva dal 13,5% dell’imprenditore Francesco Gaetano Caltagirone. Invece, alla fine di un’assemblea durata oltre 6 ore e segnata da momenti di suspense, con una pausa di oltre mezz’ora per il controllo finale dei voti, prevale la lista del socio Plt Holding di Pierluigi Tortora, che si impone con il 49,95% dei voti. Si ferma al 38,79% la lista del cda, mentre la lista di minoranza, presentata da Assogestioni, raccoglie il 6,94%. Un esito accolto dal coro “Lovaglio, Lovaglio”, che ha segnato, simbolicamente, il momento clou dell’assemblea. Un finale benedetto anche in Borsa dove i titoli del Monte hanno guadagnato il 4,67% e quelli di Mediobanca il 4,8%, sulle rilanciate ipotesi di fusione e per le scommesse sul risiko che riguarda anche Generali.

Lovaglio, l’ex ad licenziato dal cda una settimana fa e protagonista del risanamento dell’istituto, era seduto in sala, dove ha seguito tutti i lavori senza battere ciglio. Ma alla fine non ha nascosto la sua soddisfazione: “Nessuna rivincita, voglio realizzare un piano che crea valore. Sento un grande senso di riconoscenza verso tutti i nostri azionisti, che ancora una volta mi hanno confermato la fiducia. Questa fiducia e questo incoraggiamento aggiungono ancora più determinazione per fare quello che abbiamo in mente di fare, e non vedo l’ora di ricominciare”. Non vede l’ora di ricominciare, e promette 16 miliardi di dividendi in cinque anni. Non cambia poi la sua prospettiva neanche sulla quota nel capitale di Generali, quella partecipazione del 13% sulla quale si era prodotta la spaccatura con alcuni soci. La quota nel Leone di Trieste è e resta “nice to have” per il gruppo bancario Mps-Mediobanca: “Mi sento tranquillo di confermarlo”.

Già verso l’ora di pranzo era cominciata a circolare nei corridoi la voce di un possibile sostegno di Delfin, la holding presieduta da Francesco Milleri, alla lista che lo ricandidava come amministratore delegato. E qualche segnale era arrivato in mattinata, con la presenza in sala dell’avvocato Matteo Erede, di BonelliErede, storico studio legale di Delfin, che normalmente in assemblea si fa rappresentare da membri del cda. Senza contare l’affluenza, scesa al 64% dal 68% indicato il giorno prima dopo i depositi delle azioni.

A questo punto l’attenzione si era subito spostata sull’altra incognita della giornata, Banco Bpm, che ha tenuto le carte coperte fino all’ultimo minuto, prima di schierare la sua quota di capitale, pari al 3,7%, a favore della lista che ricandidava Lovaglio. Mentre si è astenuta la Fondazione Monte dei Paschi.

Con la vittoria della lista Plt Holding, il nuovo consiglio di amministrazione di Mps sarà composto da 15 membri. Otto sono espressione della lista vincente: Cesare Bisoni, candidato alla presidenza, Luigi Lovaglio, Flavia Mazzarella, Livia Amidani Aliberti, Massimo Di Carlo, Patrizia Albano, Carlo Corradini e Paola Leoni Borali. Sei consiglieri provengono dalla lista del cda: Nicola Maione, Fabrizio Palermo, Corrado Passera, Carlo Vivaldi, Paolo Boccardelli e Antonella Centra. Completa il board un rappresentante di Assogestioni, Paola De Martini. Avendo raggiunto la prima posizione, per la lista di Plt Holding non sarà necessario passare al secondo giro di voti pro capite.

Prima di esprimersi sulle liste, l’assemblea aveva approvato il bilancio e respinto due azioni di responsabilità proposte dall’azionista Blubell Partners, titolare di 25 azioni della banca, nei confronti del presidente Nicola Maione e dell’ex ad Luigi Lovaglio. Successivamente gli azionisti senesi hanno approvato la proposta che ha fissato in 15 membri il numero dei componenti del cda, al rinnovo per tre anni. Poi si è passati alla conta dei voti per il nuovo board. E, a questo punto, c’è stato il colpo di scena, con la mossa di Delfin seguita da quella di Bpm. Al presidente Nicola Maione non è rimasto altro da fare che ritirare la sua candidatura. Mentre a Fabrizio Palermo resta il dato di fatto di aver saputo intercettare il mercato, nonostante non fosse l’ad uscente ma il candidato chiamato a guidare una fase innovativa per il gruppo. “Ora c’è bisogno di continuità e stabilità ricercando le soluzioni non più rinviabili alle problematiche che interessano le lavoratrici e lavoratori”, il commento di Guido Fasano, coordinatore Fabi in Mps.

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