menu_open Columnists
We use cookies to provide some features and experiences in QOSHE

More information  .  Close

Gli italiani usano l’AI ma non si fidano. E uno su tre teme di perdere il lavoro. Le differenze con il resto del mondo

24 0
14.09.2026

Come viene percepita l'AI in Italia e nel resto del mondo

Articolo: AI, l’economista: "La bolla c’è, ma investirci è razionale"

Articolo: L'AI ruba il lavoro? “Cambiano le competenze richieste ma i posti aumenteranno”

Articolo: Cosa fare quando l’intelligenza artificiale diventa il primo confidente dei nostri figli?

Articolo: Intelligenza artificiale: non devi capire come funziona. Devi solo smettere di ignorarla

Roma, 14 settembre 2026 – Nel dibattito contemporaneo sull’innovazione digitale si tende spesso a dare per scontato che la rapida diffusione di uno strumento corrisponda alla sua automatica e consapevole accettazione. L’ultima indagine condotta da Ipsos (Ipsos AI Monitor 2026) su un campione di oltre ventitremila adulti in trentadue Paesi, Italia inclusa, restituisce però la fotografia di un vero e proprio paradosso nazionale. Nel nostro Paese l’intelligenza artificiale è già entrata concretamente nella vita quotidiana e professionale di milioni di persone, ma i livelli di fiducia, di reale comprensione delle tecnologie continuano a rimanere indietro rispetto alla media internazionale.

I numeri del paradosso: la distanza tra Italia e media internazionale

Il confronto tra i dati nazionali e quelli internazionali evidenzia da subito questo divario. Il 53,5% della popolazione ritiene che l’intelligenza artificiale abbia già cambiato in modo profondo la vita di tutti i giorni, una quota che in Italia si ferma invece al 45,5%. La proiezione sul futuro prossimo vede tuttavia una convergenza: il 62,4% degli italiani si aspetta trasformazioni radicali nei prossimi tre o cinque anni, in linea con il 66,1% registrato su scala globale. Il vero scollamento riguarda........

© Quotidiano