menu_open Columnists
We use cookies to provide some features and experiences in QOSHE

More information  .  Close

Zucchero ribelle: “Di fronte ai disastri del mondo farei più casino. I grandi eventi solidali come Live Aid? Oggi solo silenzio”

3 0
10.04.2026

Articolo: Zucchero contro ‘un mondo mascalzone’. L’affondo prima del tour 2026: “La musica oggi non si impegna più. Situazione orribile”

Articolo: Zucchero e il ’mondo mascalzone’: "La musica oggi non si impegna più"

Milano –  Cosa ci si deve aspettare sotto la luna piena di “Baila (Sexy Thing) 25th”, il tour che riporta Zucchero a Udine il 4 luglio, Bologna il 6, Pescara l’8, Perugia l’11, Messina il 14 e Lucca il 16? “Mi vien da dire eterna stima e la più profonda riconoscenza, se non altro per il fatto che dal 2001 siamo in tour ogni anno grazie anche alla fortuna di avere un pubblico fedele” ammette il soulman di Roncocesi.

“I posti vanno prenotati con un anno d’anticipo, ma in un anno possono succedere tante cose e bisogna trovare anche la forza per fare un tour così lungo in tempi così complicati. Anche per questo (e non solo per i 25 anni di anniversario, ndr) abbiamo deciso di chiamarlo ‘Baila’. ‘Baila’ per sdrammatizzare anche un po’ il momento che stiamo vivendo e perché il ballo non è solo per divertimento, ma anche stare assieme, gioire, muoversi, fare quello si vuole, ballare sulle macerie. Per scatenare una reazione positiva avrei voluto intitolarlo ‘Baila, per Dio!’, come dire ‘diamoci una mossa’ perché ho la sensazione che ci si stia un po’ abituando a quello che succede senza grandi reazioni. E questo non mi piace, non è nel mio stile. Insomma, io sono un ribelle, uno che farebbe più casino di quanto ce n’è. Purtroppo vedo che pure nell'ambiente internazionale, quello di grandi eventi solidali come il ‘Live Aid’, i concerti per Mandela o Freddie Mercury, c'è silenzio”.

Nel 2001 “Baila (Sexy Thing)” è stato il primo singolo di “Shake”, album importante perché ha restituito a Zucchero il colpo d’ali necessario a superare le polemiche che avevano accompagnato il predecessore “Bluesugar”. “‘Bluesugar’ fu un album, come posso dire, ‘sabotato’ da gente che aveva il dente un po’ avvelenato. La stessa ‘Blu’ fu accusata di un ipotetico plagio, mai dimostrato, su cui ho vinto pure la causa, anche se nessuno ne ha parlato. Comunque, rimane un disco che è molto amato, tant’è che quando faccio i concerti ne eseguo 4-5 canzoni. ‘Eccetera eccetera’ è, ad esempio, un altro di quei brani da fare per forza, lievitata nei gusti della gente anche senza essere diventata singolo. ‘Shake’, invece, oltre a brani di grande successo come la stessa ‘Vaila (Sexy Thing)’ ha dalla sua il fatto di essere uscito in un momento molto particolare, tre giorni prima (in realtà tre giorni dopo, ndr) l’11 settembre. Mi ricordo ancora che ero a Vienna, in rientro a Pisa dalla promozione europea del disco, quando negli schermi dell'aeroporto vedo l’attacco alle Twin Tower. Sembrava stessero trasmettendo un film, così chiamo casa e mi confermano che è tutto vero. Rientrato andai alla tenuta del Palagio da Sting, che nella sua casa Toscana stava registrando un album live acustico. Passammo i giorni successivi a chiederci cosa stesse succedendo”.

Il tour debutta il 15 maggio con la data zero al PalaUnical di Mantova per poi spostarsi subito al Londra per due notti, il 18 e 19, alla Royal Albert Hall dove l’autore di “Miserere” è di casa fin dai tempi dei concerti come supporter di Eric Clapton. “Essere stato accettato dai fans di Clapton fu una prima grande soddisfazione. Solitamente dei supporter, infatti, non interessa niente a nessuno. E invece, dopo tre-quattro repliche, i giornali inglesi parlando del mio set scrissero ‘probably one of the best band in Europe’, ‘Vi consigliamo di ascoltare anche questo cappellaio matto italiano’ il che, in un paese dove non è facile essere accettati se non vai a fare l’opera, ma la loro musica, fu molto gratificante. Se dopo tutto questo tempo, in un calendario fittissimo come quello della Royal Albert Hall, mi trovano ancora spazio per due concerti vuol dire che ci tengono. La Royal Albert è un biglietto da visita importante, come lo sono altri posti in giro per il mondo tipo l'Opera House di Sydney o la Carnegie Hall di New York, perché frequentati da grandi artisti internazionali. Posti che non ti vengono concessi solo perché sei uno che vende biglietti, ma perché hai un certo status”.

© Riproduzione riservata


© Quotidiano