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Mario Biondi tutto in italiano: “Una Prova d’autore oltre Sanremo”

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08.04.2026

Il cantante Mario Biondi

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Roma, 8 aprile 2026 – “E pensare che su quel brano non avrei puntato un centesimo…" ammette Mario Biondi parlando dei vent’anni di This is what you are, la mega hit su cui ha costruito una carriera, e relativo album Handful of soul. Anniversario che festeggia regalandosi un tour destinato a tenerlo sulla strada fino a dicembre e un album, Prova d’autore, il primo tutto in italiano della sua discografia in uscita venerdì. D’altronde lui per i compleanni ha un debole e giura di ricordare non solo quelli di tutti e dieci i figli "ma pure quelli delle loro madri”. Una bella memoria, non c’è che dire. 

Sul ritratto di copertina sfoggia un paio di baffetti da pittore impressionista di fine Ottocento. Cos’ha in comune con Cézanne e Monet?

"Direi niente perché, nonostante mio nonno dipingesse, come pittore sono negato, mi manca proprio la manualità. Il mio concetto di colore lo esprimo nelle musiche, negli arrangiamenti, nelle nuances di suoni".

Uno dei brani s’intitola Cielo stellato. Rimanendo nel campo dell’arte, che immagine potremmo affiancargli?

"Punterei sul cielo di Saint-Remy-de-Provence ritratto da Van Gogh in uno dei suoi quadri più celebri, quel Notte stellata che nel ’71 ha ispirato pure a Don Mc Lean la celebre Vincent (starry, starry night)".

Avevate fatto ascoltare, per caso, qualche brano del disco al direttore artistico di un celebre festival ligure?

"Sì, la stessa Cielo stellato e Si chiama resto. Mi sarebbe piaciuto presentare Prova d’autore pure in quella cornice. L’ho costruito nell’arco di oltre vent’anni anni come un piccolo puzzle. Alla fine mi sono deciso a farlo uscire sulla scia del ventennale di This is what you are come regalo alla mia carriera".

A Sanremo, comunque, c’è arrivato lo stesso, ospite assieme Alex Britti di Sayf la sera delle cover con una versione riveduta e corretta della Hit the road Jack di Ray Charles. Secondi dietro alla premiata ditta Ditonellapiaga & Tony Pitony.

"Quando Sayf ci ha detto il pezzo che aveva in mente, con riferimento ai suoi trascorsi cinematografici, ho detto a Alex: vestiamoci a Blues Brothers e andiamo all’Ariston in missione per conto di Dio. Del dio del soul-blues, naturalmente. È stato tutto molto divertente e… velocissimo. Il secondo posto non me lo sarei aspettato, anche se non ho pensato tanto ad entrare nelle dinamiche della gara quanto nei panni di Elwood Blues. Siamo andati pure in giro per Sanremo a bordo di una macchina con le scritte Polizia sui lati come quella del film di Aykroyd e Belushi".

Nel disco c’è pure un pezzo che aveva scritto per Renato Zero, in cui cita, fra le altre, La favola mia, Il cielo, Magia.

"L’idea m’è venuta perché stavo componendo su un giro armonico familiare a quelli di certe sue canzoni che mi faceva venire in mente la sua voce. Tant’è che il primissimo provino l’ho cantata alla Zero. Poi, giustamente, Renato ha preferito dare priorità alle canzoni scritte da lui e me la sono registrata io. Fra noi c’è una grande amicizia e ha in un certo qual modo “adottato“ mie figlie, tant’è che quando Zoe (già sul palco dello “Zero il Folle - Il Tour“ come corista) se n’è andata in tournée con Eros Ramazzotti le ha detto: me stai a fa’ le corna?"

Il 3 maggio parte dal San Domenico di Crema il tour teatrale, poi arriverà il tour europeo, a seguire quello estivo e in autunno ancora i teatri di casa nostra e fino a dicembre.

"Era giusto festeggiare questi due decenni come si deve, senza tralasciare quei paesi come Francia o Regno Unito che mi hanno sempre sostenuto. Al mio fianco avrò una band di sette elementi impreziosita dalla presenza al piano di Antonio Faraò".

Un palcoscenico delle brame?

"Forse quello del Radio City Music Hall di New York. Sarebbe bello".

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